MA CI SONO TROPPI SILENZI

Carissimo consigliere Matteo Rosso, la ringrazio moltissimo della sua precisazione perché mi rafforza nella stima che ho per lei e per il suo modo di adempiere al mandato. Solitamente ho un’idiosincrasia cromatico-politica per il rosso, ma lei tende a farmi ricredere.
Però, è proprio il suo intervento a rafforzarmi nella mia critica alla scandalosa dimenticanza del centrodestra nei confronti dell’assoluzione del professor Franco Henriquet e della coraggiosa presa di posizione del procuratore capo di Genova Francesco Lalla. Pensi che la sua lettera è stata l’unica reazione fra tutti i parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, comunali e municipali dell’ormai demolenda Casa delle libertà, che pure - la invito a vedere - inondano quotidianamente le nostre scrivanie di centinaia di comunicati, mail e fax su qualsiasi aspetto dello scibile umano. Soprattutto su quelli inutili.
In compenso, hanno scritto e telefonato moltissimi lettori per solidarizzare con Henriquet e anche con noi (li ringrazio per entrambe le cortesie). Mi piace ricordare in particolare Luigi Fassone e Luigi Parodi, di cui pubblicheremo gli interventi nei prossimi giorni, così come ringrazio il senatore diessino Graziano Mazzarello, con cui polemizzo spessissimo, ma a cui dò volentieri atto del suo benemerito pressing su Livia Turco per inserire in Finanziaria la norma per evitare lo spreco di farmaci per i malati terminali.
E ringrazio una volta di più Piero Randazzo, collaboratore di Henriquet e responsabile sanitario di Unione a sinistra, costola di Rifondazione, per il coraggio della sua battaglia. Randazzo - che è solito bazzicare la sinistra molto più di me - mi ha confortato ricordandomi che anche i suoi non hanno brillato nella solidarietà. Anzi.
Uniti sì a sinistra, ma nei silenzi sul caso Henriquet: la solidarietà dell’assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo è arrivata solo a processo terminato («perchè era importante che la giustizia facesse il suo corso»); quella del sindaco Marta Vincenzi, che pure era stata coinvolta da Randazzo mesi fa, non è mai arrivata. Nonostante sotto processo ci fosse il più santo, disinteressato, buono e dolce dei suoi cittadini.
Ma, evidentemente, Marta dev’essersi distratta un attimo. Forse era troppo impegnata a vergare comunicati sulla città «ferita» dalla mancata commissione di inchiesta sul G8.