«Ci tenevamo per mano in cortile un attimo dopo è morto sotto il Tir»

da Napoli

«Ci stavamo tenendo per mano, eravamo nel cortile della scuola. Era tenero come sempre il mio Gianni. Poi ci siamo separati un attimo: io mi sono allontanata, ma solo per poco. All'improvviso ho sentito urlare, sono corsa di nuovo verso scuola ma il mio ragazzo era a terra, sotto il camion. Non la dimenticherò mai quella scena fino a quando vivrò: ho visto morire il ragazzo più buono del mondo».
Piange a dirotto Martina, la fidanzatina di Giovanni De Martino, 17 anni, schiacciato due giorni fa da un camion, che stava percorrendo via De Gasperi, all'altezza del Liceo Scientifico «Nobel» di Torre del Greco. Gianni era intervenuto per sedare una lite tra compagni di scuola, nata inizialmente tra due soli studenti, per una ragazza contesa e un paio di occhiali graffiati il giorno precedente alla tragedia. La mattina dopo l'epilogo di questa disputa: pugni, calci, botte da ragazzi insomma, ma, dal gruppetto dove era impossibile distinguere chi stava con uno e chi con l'altro, qualcuno, pur senza avere la volontarietà di provocare una simile tragedia, ha spinto Giovanni, il «Pocho» come lo chiamavano per il suo amore per Lavezzi, l’attaccante simbolo del Napoli. Gianni ha barcollato ed è finito sulla carreggiata proprio mentre stava passando il camion.
Una fine assurda che ha distrutto una famiglia perbene di Ercolano: il padre, Salvatore, giardiniere in una delle ville vesuviane del Miglio d'Oro, la madre, casalinga, la sorella più grande e due fratellini più piccoli. Il «Pocho» dava una mano in casa, la sera lavorava come cameriere in un ristorante, smetteva tardi, ma il giorno dopo era regolarmente in classe. Anche la sera precedente alla tragedia aveva lavorato, era tornato a casa stanchissimo. Lo aveva persino scritto nella sua «finestra» di Msn: «Sono distrutto, domani c'è assemblea a scuola: quasi quasi non ci vado». E invece, maledettamente, ha deciso di andare lo stesso al Nobel, da studente diligente quale era.
Ieri, nell'aula magna dello scientifico, è stata detta Messa in suo suffragio. C'erano tutti, preside, insegnanti, bidelli, studenti, familiari dei ragazzi. Ma, alla fine della celebrazione, un'altra bravata. Uno studente che non voleva rientrare in classe «per rispetto» al compagno morto, ha impugnato una pistola per spaventare i presenti. È stato un gioco disarmarlo e l'arma era un giocattolo, ma lo studente è finito lo stesso in commissariato.
Intanto, ieri, la polizia ha inviato una informativa alla Procura per i minori. Cinque ragazzi sono stati denunciati a vario titolo per rissa, omicidio preterintenzionale e concorso in omicidio preterintenzionale. Poche ore dopo la tragedia era stato denunciato per omicidio colposo il conducente del camion, che viaggiava però a velocità normale.
Davanti allo Scientifico Nobel, decine di mazzi di fiori bianchi, rose, tuberose, gladioli, sono stati deposti dai compagni dello studente, alcuni striscioni con la scritta nera sono stati attaccati alle inferriate della scuola. «Ciao Gianni», «Non ti dimenticheremo mai» e un cuore disegnato.
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