Ci volevano le manette per svegliare il Colle sulle intercettazioni...

Napolitano piange lacrime di coccodrillo: ha detto basta agli abusi investigativi e ai pmsuperstar, ma solo dopo l'arresto di un deputato

Ma il coccodrillo come fa?Finalmente risolto l’antico dilem­ma della canzoncina per bambini: il coccodrillo fa come Napo­litano. Cioè piange sul latte versato. In effetti l’appello del capo dello Stato contro «il protagonismo dei giudici» sarebbe perfet­to se non fosse che arriva un po’ tardi: i giudici protagonisti stan­no scorrazzando per l’Italia, un deputato ha appena passato la sua prima notte in carcere e attorno al Parlamento si sente un tintinnare di manette da far paura. Chiedere adesso di fermare «l’intollerabile scontro fra politica e magistratura » è corretto ma leggermente fuori tempo. Un po’ come ricordare a tutti di chiudere i rubinetti del lavabo mentre fuori c’è lo tsunami.

A leggere le sue solenni parole, viene infatti da chiedersi: ma dove diavolo ha vissuto finora il presidente? Che, niente niente, negli ultimi mesi, mentre Woodcock impazzava, il Quirinale era stato trasferito su Marte? O nel bosco della Bella Addormentata? Ci vuole un «uso sapiente dei mezzi investigativi », tuona ora re Giorgio. Bisogna tutelare «i diritti costituzionalmente garantiti». E non bisogna esagerare con l’uso e l’abuso delle intercettazioni, e soprattutto con la divulgazione di contenuti «privi di rilievo processuale ». Ma davvero? O perdindirindina:chi l’avrebbe detto? E dov’era il Presidente della Repubblica quando tutti questi suoi sacrosanti e celestiali principi venivano fatti a pezzi, calpestati, offesi e vilipesi dalle Procure impazzite e dai John Herny associati? Era distratto? Faceva la pennichella? Giocava a briscola con i corazzieri? In questi ultimi mesi, sul fronte dell’«intollerabile scontro fra politica e magistratura», per dirla con Napolitano, abbiamo visto di tutto. Sui giornali sono state pubblicate telefonate private di ministri, con dettagli non soltanto «privi di rilievo processuale» ma anche di qualsiasi valore che non fosse quello del gossip spinto. Abbiamo sentito parlare di «mignotte», «stronze », «sboroni», quello che voleva «rompere il culo», quell’altro che faceva«puttanate»,abbiamo sentito gli sfoghi privati dei ministri, le confessioni dei parlamentari, senza nemmeno capire quale fosse il reato contenuto in quelle chiamate.

Abbiamo imparato a sfruculiare quotidianament l’intimità interurbana dei parlamentari, abbiamo visto sfondare senza ritegno la loro privacy, i«diritti costituzionalmente garantiti » sono stati ridotti a mocho vileda: roba da usare per pulire i pavimenti. E Napolitano che cosa faceva? Puntava il ditino contro il decreto sulle intercettazioni e si opponeva a ogni misura atta a fermare lo scempio. Proprio così: e allora adesso di che cosa si stupisce, il bello addormentato al Quirinale? Per carità, sempre meglio tardi che mai. Incontrando i futuri magi-strati, il capo dello Stato li invita a non inserire nei provvedimenti «riferimenti non pertinenti » e poi li incoraggia a usare il «massimo scrupolo » prima di mandare qualcuno in galera. Speriamo gli diano retta. Ma nel frattempo chissà che cosa ne pensa l’onorevole Papa, spedito direttamente dal Parlamento alla cella senza scrupoli né massimi né minimi. E anche in quanto a «riferimenti non pertinenti», purtroppo, fra «mignotte» e «sboroni» il più è stato fatto.

Al Presidente non viene per caso il dubbio di essere arrivato fuori tempo massimo come un maratoneta spompato? A un certo punto, per dire, ieri se l’è presa con gli «atteggiamenti protagonistici e personalistici dei pm». Ha messo sotto accusa le «esposizioni mediatiche», i comportamenti privi di «correttezza espositiva, compostezza, riserbo e sobrietà». E ha definito profondamente sbagliato che un magistrato si candidi nella stessa sede in cui ha svolto attività togata. Sante parole.

Ma Napolitano stava forse pensando a Michele Emiliano, che è passato direttamente da sostituto procuratore di Bari a sindaco della medesima città? O stava parlando del pm Luigi De Magistris che lavorava alla Procura di Napoli, città della quale è diventato sindaco? Perché non ce l’ha detto prima? E perché,se davvero s’indigna per l’esposizione mediatica dei magistrati, non ha mai avuto nulla da dire sulle innumerevoli comparsate in toga nel salotto incandescente di Annozero? Perché non è intervenuto, da capo del Csm, sulle esternazioni a reti unificate di Antonio Ingroia? Aveva il televisore rotto? Sbagliava canale? Non è che, per caso, al Quirinale il segnale è disturbato? Per l’amor del cielo, noi siamo lieti che alla fine anche sul Colle si sia accesa, insieme con l’antenna parabolica, anche la lampadina della saggezza. Ci chiediamo solo, con rispetto, che effetto faccia tutta questa luce, vista dal buio di una cella di Poggioreale.