Ci vorrebbe il cuore Toro ma l’Inter spreca l’occasione

Milano«Dispiace anche a me perché è stato il giocatore che ho voluto fortemente. Gli ho visto fare buonissime partite, lo conosco da anni, ma purtroppo neppure questa volta mi ha convinto, anzi sono rimasto deluso. Eppure in questo periodo ha lavorato benissimo e tutti eravamo convinti che fosse tornato il suo momento». Mourinho ne parla quasi con rassegnazione e un mezzo sorriso: non sono tutta colpa di Ricardo Quaresma questi due punti perduti, ma è sicuro che il portoghese ne ha grande responsabilità, una su tutte la palla che mette in curva al 44' del secondo tempo su invito del suo connazionale Luis Figo: difficile da quella posizione non inquadrare la porta, invece il suo piattone è tragico come un film di Fantozzi e San Siro che lo aveva accolto con giusto timore, lo asfalta di fischi meritati. Difficile riproporlo a breve in città, entra di diritto nel limbo dei giocatori neutralizzati (e lo esclude dalla lista Uefa a favore di Rivas) assieme a Mancini, Jimenez, Balotelli e Vieira (Figo e Materazzi a parte in rispetto alla carriera), ma messo peggio perché oltre al peccato originale di essere stato segnalato da Mourinho, acquisto più caro, non ha mai dato il più insignificante segnale in ormai sei mesi di calcio. Non può essere così scarso, c'è qualcosa d'altro, Mourinho ha parlato di assenza di equilibrio che genera insicurezza, ieri un tempo per mostrare il peggio, compreso un malinconico tentativo di sforbiciata che ha fatto male agli occhi.
Ma non è solo Quaresma ad aver deciso il risultato, anzi è tanto Toro che non si chiude come girava la voce, fa pressing alto, tiene l'Inter lontano dalla sua area per un tempo intero, va in vantaggio, viene graziato da Bergonzi che non punisce un mani in area di Abate, due volte è salvato dal palo e solo nell'ultima mezz'ora va decisamente sotto, di brutto, ma salva un punto che vale molto sotto l'aspetto dell'autostima e poco per la classifica. L'Inter si scuote solo dopo il gol di Bianchi, primo minuto di gioco della ripresa. Abate furoreggia sulla fascia, mette al centro dove nell'occasione non c'è Burdisso sul centravanti granata ma Cordoba a un metro abbondante. Julio Cesar è un paio di metri fuori, s'inarca, schiaffeggia la palla ma non evita il gol centrale sotto la traversa. Fino a quel punto il Toro non aveva mai calciato in porta e resterà l'unico tiro della partita.
L'Inter non fa molto meglio, un primo tempo che scivola via con un colpo di testa di Cruz che chiama Sereni alla prima prodezza: deviazione in volo con la mano sinistra su azione di calcio d'angolo battuto da Maicon al 34'. Il Toro difende alto e va in contropiede, l'Inter ha poche idee, perde Stankovic schiantato subito da Dzemaili al 4' che gli entra sulla caviglia e definitivamente al 42' quando è costretto ad abbandonare. Ibra fa 100 con l’Inter ma non è in pomeriggio da incorniciare, Cruz circondato si sbatte e da dietro non arriva nessuno tranne Maicon, anche lui non ispiratissimo. Eppure a un minuto dall'intervallo Ibra è in area e solo un recupero straordinario di Dellafiore gli nega la conclusione. Il secondo tempo si apre con Bianchi in gol e il Toro chiuso a chiave fra i due pali, Burdisso su angolo rimette in parità la partita, poi è Sereni che la tiene viva. I miracoli veri sono al 6' respinta su colpo di testa di Cordoba, al 40' respinta di piede su destro di Maicon, al 41' respinta sul palo su conclusione di Crespo, al 45' respinta sul palo su colpo di testa di Ibra. In mezzo c'è una fucilata di Maicon da distanza siderale con palla che non si capisce come fa ad uscire, Dzemaili che salva sulla riga una conclusione di Ibra, ancora Ibra che calcia fuori da dentro l'area, Quaresma che regala un pallone alla Nord e Abate che commette un fallo di mano in area: inconcepibile la svista di Bergonzi. Ma Josè di questo non ne ha parlato e non se ne è lamentato, perché nonostante l'amarezza del risultato resta una persona intelligente e capisce che si deve andare oltre. Come con certe decisioni, Quaresma in campo e Balotelli a Brescia fanno discutere. Ma è primo, lui aggiunge con una giornata in meno di campionato da giocare e, aggiungiamo noi, senza granché di meglio in giro.