Ci vuole un secchione per bucare lo schermo

Regola numero uno delle serie tv di successo: non si va da nessuna parte senza avere un nerd nella trama. Perché, diciamocelo, il nerd è quasi sempre il più simpatico, quello che fa svoltare una serie banalotta o di genere in qualcosa di più (fosse anche solo perché il pubblico si identifica sempre con chi qualche sfiga ce l’ha). E ormai la regola ha trovato la sua apoteosi in una serie arrivata in chiaro in Italia a settembre: Big Bang Theory (su Italia 1) e che probabilmente, dato il successo, tornerà l’autunno prossimo. In questo caso tutto il telefilm è incentrato sulla vita di quattro cervelloni un po’ dissociati (e per questo simpatici) che viene scombussolata dall’arrivo di una bella ragazza (ovviamente un po’ scemotta). E se in questo caso La pupa e il secchione diventa un vero e proprio plot, fare l’elenco dei nerd che tengono in piedi le serie tv è davvero lungo: in fondo anche Ugly Betty altro non è che la versione femminile del nerd. E nerd sino al midollo è uno dei personaggi più amati della serie Criminal Minds, l’agente speciale Spencer Reid. Alto, allampanato e timidissimo, le sue caratteristiche sono: QI di 187, una memoria eidetica, tre lauree. La sua vita sociale però è inesistente, ha una madre affetta da schizofrenia e nei suoi comportamenti si ritrovano molti tic di un adolescente cresciuto troppo in fretta: come fare a tutti ciao-ciao con la manina (metà delle signore che guardano la serie vorrebbero «adottarlo»).
Caratteristiche che si adattano anche a molti dei personaggi più riusciti della serie Numb3rs come il professor Larry Fleinhardt, un geniaccio della matematica brutto e timido ma capace di sbancare un casinò a colpi di algoritmo. E si potrebbe continuare a lungo, ma forse è più divertente ricordare il padre di tutti i nerd, televisivamente parlando. Nel lontano 1983 venne ideata Riptide una serie con due investigatori muscolosi che avrebbero dovuto far concorrenza a Magnum P.I.. Il format funzionò soltanto perché ad aiutarli nelle indagini c’era uno sghembo matematico con un robottone: Murray Bozinsky. Divenne lui il vero eroe.