«Ci vuole un tribunale dell’eutanasia». E si offre volontario

Londra. Il celebre scrittore britannico Terry Pratchett, al quale è stato diagnosticato nel 2007 il morbo di Alzheimer, ha chiesto l’introduzione nel Regno Unito di «tribunali» che diano il via libera al suicidio assistito in caso di malattia terminale e si è detto pronto a offrirsi, se necessario, come «cavia». Pratchett, in una lezione dal titolo «Stringere la mano alla morte», ha detto che «il momento di rendere legale l’eutanasia è davvero arrivato». «Oggi - ha proseguito - se qualcuno assiste qualcun altro nel togliersi la vita, sia in questo Paese che in altri, diventa un sospetto omicida almeno fino a qundo la polizia non decide altrimenti». «Se una persona desidera morire sarebbe molto meglio che potesse recarsi in un tribunale con amici e parenti e presentare il suo caso. In questo modo, se il suicidio avviene, si consuma con il benestare delle autorità».
Per Pratchett, un legale esperto in affari familiari e un dottore avvezzo al decorso delle malattie non curabili dovrebbe far parte di questi tribunali. Che, in prima istanza, dovrebbero vigilare sulla sanità mentale di chi chiede di morire ed evitare ogni possibile condizionamento esterno. «Mi pare ragionevole - ha detto ancora - che si debba guardare ai medici: per secoli ci hanno aiutato a vivere più a lungo e in modo sano, ora ci devono aiutare a morire con serenità circondati dai nostri cari, nelle nostre case, evitandoci una lunga permanenza nella sala d’attesta di Dio». L’intervento di Pratchett, diventato famoso per la sua serie di romanzi ambientati nel Mondo Disco, giunge dopo che un sondaggio svolto per la trasmissione televisiva della Bbc Panorama ha evidenziato come il 73% dei britannici si dica favorevole al suicidio assistito in caso di malattia non curabile. Oltre l’80% dei 2.053 intervistati sostiene poi che i parenti dei malati terminali, che hanno espresso con chiarezza la loro volontà, non debbano essere processati in alcun caso. Attualmente, nel Regno Unito, l’assistenza al suicidio è considerata un crimine, punibile con una pena fino a 14 anni di carcere.