Cia, la madre di tutte le spie ora vuole scoprire se stessa

Da domani in edicola con «Il Giornale» il primo dvd della collana dedicata alle spie più famose del mondo

Nel palazzo degli specchi nessuno può dire se quello che guardi riflesso è davvero ciò che vedi e se dietro non ci sia qualcuno che ti osserva. Niente, in questo edificio di Langley, in Virginia, che scruta sospettoso persino il Potomac, è mai quel che sembra, nemmeno la leggenda che continua ad aleggiare come una nuvola, costruita da centinaia di film, migliaia di romanzi, milioni di reportage. La Cia, Central Intelligence Agency, ha sessant’anni a settembre, un passato poco raccomandabile e un nome di battesimo nuovo di zecca, «George H. W. Bush Center for Central Intelligence», voluto dal presidente degli Stati Uniti per onorare il padre, che della Company è stato direttore prima di arrivare alla Casa Bianca.

Un esercito di ventimila funzionari la invade ogni mattina, lungo la statale numero 123 e l’autostrada George Washington, passa davanti alla scultura Kriptos che contiene un codice che ancora nessuno è riuscito a decifrare, attraversa i corridoi con le stelle degli agenti morti in servizio, e raggiunge una trincea di fuoco che ha molto poco di tenebroso, per produrre per lo più analisi, algoritmi, come un centro studi qualsiasi.

La Cia abita qui ma da sempre è ovunque anche dove non è mai stata. Guerre, colpi di stato, complotti, traffici illeciti, omicidi eccellenti, sparizioni misteriose, catastrofi naturali e innaturali, non c’è posto, non c’è fatto, in ogni tempo e in ogni angolo di mondo dove il fantasma della Cia non sia stato evocato e agitato, a proposito e non. Eppure la vecchia Cia degli anni della guerra fredda quella dove non si uccideva per niente, ma si moriva per nulla, non esiste più e al suo posto c’è un’agenzia tutta da inventare, ferita da troppi fallimenti, immobile e che infallibile è stata solo nei romanzi: non ha indovinato la rivoluzione di Gorbaciov, non ha previsto l’11 settembre, ha giurato che le armi di distruzioni di massa in Irak c’erano quando sapeva benissimo che non era così. Troppo. Anche perchè in America c’è di meglio. La Nsa, la National Security Agency, per esempio che ha il doppio dei dipendenti di Langley e un budget che da solo supera quello di Cia e Fbi messe insieme. È lì, a Crypto City, la città invisibile che si nasconde tra Washington e Baltimora, che si nasconde adesso l’agenzia spionistica più grande e misteriosa dell’intelligence americana, è lì che l’America setaccia ogni giorno 650 milioni di comunicazioni, sms, mail, telefonate, ricerche su internet, a caccia di nemici, è lì che si concentra la più alta percentuale di teste d’uovo, matematici, linguisti, e il sistema tecnologico e satellitare più sofisticato del mondo. E da quando Bush ha voluto John Negroponte a capo della nuova agenzia che coordina tutti i servizi di intelligence non è più il direttore della Cia, come ai vecchi tempi, l’interlocutore principale dei presidente degli Stati Uniti sulle questioni di spionaggio.

Ma anche se è finita la Cia che interveniva senza andare troppo per il sottile negli affari interni dell’America Latina, che appoggiava i narcotrafficanti per finanziare la guerriglia antivietnamita, che spuntò sinistra dietro la cattura di Che Guevara o l’omicidio di John Kennedy, che ingaggiò una guerra segreta e senza esclusione di colpi con il Kgb, nonostante gli smacchi e i rovesci conserva un fascino segreto che nessuno ha. Non è più la Cia di James Jesus Angleton, che morì ossessionato dall’invasione di talpe rosse all’interno di Langley, o di Allen Dulles, il padre fondatore dell'Agenzia, licenziato dal presidente Kennedy, dopo essersi fatto convincere ad imbarcarsi nel fallimentare missione alla Baia dei porci per destituire Fidel Castro. La testa di questa piovra globale è oggi Michael Hayden ex generale di aviazione, ex capo proprio della Nsa che fa capo al Pentagono, che deve restituire un’identità a chi per decenni ne ha avute milioni e ha tentato di nasconderle tutte.

Sembra venire dal passato per chiudere i conti col presente e ha imboccato una strada che non promette ritorno. Con gli anni l’ex macchina da guerra non è riuscita a cancellare quello che non è riuscita a fare ed è diventata fragile e indifesa e ora rischia, come molti suoi agenti, di sparire senza lasciare tracce. Ma nel palazzo degli specchi nessuno può dire se quello che guardi riflesso è davvero ciò che vedi. Reagan diceva: «A Washington quelli che parlano non sanno e quelli che sanno non parlano». A Lengley stanno preparando qualcosa. E quando il mondo lo saprà farà fatica a crederci.