La Cia userà i documenti per riprendersi il mondo

Ma siamo proprio certi che gli scoop di Wikileaks danneggino l’America? Certo, se ci si limita ai titoli dei giornali, la risposta è sì. Ma leggendo attentamente i file usciti finora, come stanno facendo tutte le cancellerie in queste ore, il quadro appare meno problematico e compromettente di quanto temuto nel week-end. Più che gaffe irrimediabili, i commenti nei confronti degli alleati sembrano dei buffetti, a tratti goliardici. La Merkel se la prenderà perché è definita «una leader poco creativa che non prende mai rischi?». Sai la novità... E Putin, definito «un superman che conduce una politica autoritaria di stampo machista», romperà i rapporti con Obama? Suvvia...

Gli unici giudizi davvero pesanti riguardano Paesi che sono già nemici degli Usa - come l’Iran o la Corea del Nord - e un alleato riottoso quale il Pakistan.
E allora per valutare l’impatto degli scoop di Wikileaks, bisogna chiedersi: a chi giova? Di certo non nuoce alla Cia, che, anzi, in questa occasione, sembra essersi presa una rivincita rispetto ai file su Afghanistan e Irak diffusi da Julian Assange in agosto, che contenevano rivelazioni davvero imbarazzanti. Questa operazione, invece, sa di polpetta avvelenata. Con altri mandanti.
Il sospetto é che la Cia, scoperti i canali di cui si avvale il fondatore di Wikileaks, abbia trovato il modo per fargli pervenire file solo parzialmente autentici o comunque attentamente selezionati. Non appena avuta la certezza che Assange aveva abboccato, hanno reso ancor più credibile l’operazione, annunciando l’«11 settembre della diplomazia americana». Vecchio trucco, insegnato da Sun Tzu, ne L’Arte della Guerra: dissimula, distrai, mostrati attonito, ferito e smarrito.

Gli indizi, d’altronde, sono evidenti. L’accusa di stupro nei confronti di Assange lo hanno reso più credibile. Le pressioni sui giornali affinché ritardassero la pubblicazione dei file ha fatto cresce l’attesa, resa poi spasmodica dall’azione preventiva del Dipartimento di Stato che ha incaricato tutti gli ambasciatori di scusarsi preventivamente con gli alleati. Pochi i giudizi devastanti su leader amici, semmai tanti commenti banali e a tinte rosa. Poca roba rispetto alle attese.
Insomma, più che un’operazione verità, questa sembra una raffinata manovra di spin, nell’ambito di uno scontro più ampio. Tra la Cina, che forse ha aiutato Assange in agosto. E la Cia che ora potrebbe essersi presa una bella rivincita. Ipotesi suggestiva ma non infondata.