Ciad, la grande fuga degli stranieri

Sgomberati centinaia di occidentali, tra cui 21 italiani. Ma i ribelli adesso minacciano di attaccare l’aeroporto

Idriss Deby non molla. Il «presidente combattente» come lo chiamano i fedelissimi, non pensa né alla fuga né alla resa, Il «tiranno più corrotto del pianeta», come lo definiscono i nemici, resiste e contrattacca. Da ieri mattina gli elicotteri governativi bersagliano a colpi di missili le jeep dei guerriglieri intorno al palazzo presidenziali mentre i carri armati guadagnano posizioni facendo arretrare gli attaccanti e dando respiro alle truppe lealiste. Ndjamena, dunque, non è più una capitale assediata, ma una capitale divisa tra i ribelli schierati a ovest e i governativi in movimento da est. In mezzo morti, feriti, civili terrorizzati e l’ansia degli stranieri che sabato notte non hanno partecipato all’evacuazione organizzata dai francesi.
Le forze ribelli ora minacciano di avanzare sul’aeroporto impedendo altre partenze. Il colpo di coda del presidente ha trasformato Ndjamena in una prima linea frammentata. Il mercato centrale è bruciato, il palazzo della radio nazionale è stato espugnato e razziato. Nelle strade disseminate di cadaveri si combatte senza esclusioni di colpi. Negli ospedali vi sono sono oltre duecento ricoverati. Tra i feriti vi sarebbero anche due soldati francesi colpiti sabato notte durante l’evacuazione verso l’aeroporto di 580 civili stranieri, tra cui 21 italiani. In questo inferno urbano la sorte del presidente resta un mistero. Secondo fonti francesi è ancora nel palazzo assediato. Secondo voci riprese dall’agenzia missionaria Misna, Deby sarebbe già in salvo all’interno della base francese che ospita i 1.400 soldati della missione Sparviero. Venerdì sera il 55enne Idriss Deby, rientrato indenne dalla battaglia di Massaguete costata la vita al capo di Stato maggiore generale Daud Soumain, aveva rifiutato per due volte la proposta francese di mettersi in salvo abbandonando la capitale.
La vicenda Deby sta in ogni caso rovinando la luna di miele del presidente francese Nicolas Sarkozy e della bella Carla Bruni. Arrivato al potere promettendo politiche meno benevolenti di quelle dei suoi predecessori nei confronti dei dittatori africani, Sarkozy non può, tuttavia, mollare il vecchio alleato Deby. Certamente non mentre Eufor, la missione di pace europea per il sostegno al Darfur voluta da Parigi, attende di essere dislocata nelle basi del Ciad.
L’imminente e auspicato dispiegamento del contingente europeo, composto in larga parte da soldati francesi, richiede inoltre un’apparente imparzialità. Così mentre il ministro Bernard Kouchner ribadisce la linea ufficiale del «continueremo a restare neutrali», la macchina militare francese si muove in punta di piedi nel tentativo di garantire alle forze «lealiste» un appoggio discreto e silenzioso. Quell’appoggio prende il via subito dopo le evacuazioni di sabato notte. Quando l’ultimo Hercules con a bordo gli stranieri decolla dalle piste dell’aeroporto i consiglieri militari di Parigi danno il via libera agli elicotteri governativi parcheggiati a poca distanza. La missione non è difficile. L’intelligence francese, grazie alle foto scattate dai Mirage francesi che per tutta la giornata di sabato hanno sorvolato la città a volo radente, ha già fornito ai piloti di Deby un elenco completo di obiettivi. In poche ore le incursioni aeree rompono l’assedio al palazzo presidenziale e aprono la strada ai carri armati governativi che spazzano le prime linee nemiche distruggendo un buon numero di jeep e uccidendo decine di combattenti. I ribelli che avevano lasciato aperta la strada dell’aeroporto capiscono di esser stati beffati e minacciano un’immediata controffensiva. «La Francia ha giocato con il tempo per consentire a Deby di riorganizzarsi... Ha prima evacuato i propri civili e poi ha lasciato decollare gli elicotteri, a questo punto prenderemo l’aeroporto in 24 ore», annuncia Mahamat Assileck, portavoce dell’Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo, uno dei tre gruppi ribelli impegnati nell’offensiva. Ma Deby e i suoi protettori hanno un altro asso da giocare. Due colonne di soldati ciadiani e gabonesi sarebbero in marcia da sud e si preparerebbero a entrare in città per dare man forte alle truppe presidenziali.