Tra un ciak e l’altro di Soldini il trucco e la trippa protagonisti

L’avventura cinematografica nella casa di via Pozzo diventa una storia di amicizia e di allegria

Si conclude oggi il diario del genovese che ha ospitato in casa sua la troupe cinematografica diretta da Silvio Soldini che sta realizzando in città un film con Antonio Albanese e Margherita Buy.

Ci prepariamo per il grande evento: sapendo per tempo che dovremo essere disponibili sul set per due giorni consentivi, il 19 e 20 dicembre, abbiamo il tempo di organizzarci. Dovete sapere che il film si svolge temporalmente in settembre, quindi anche il nostro abbigliamento dovrà essere adatto a una festa di fine estate. Il tempo sembra mantenersi clemente, quindi siamo tranquilli. Il gabbiotto della portineria, peraltro molto elegante, verrà adibito a sala trucco per le comparse femminili. Arriva il grande giorno e con esso anche un vento gelido poco adatto per come siamo coperti: velocemente viene allestito un doppio gazebo, riscaldato, nel cavedio. Tutto fila liscio. Scambiamo quattro chiacchiere con gli altri Fotonti e ci facciamo erudire dai più esperti. Ora è tempo di trucco per le mie amiche condomine: si divertono da matte e tutta la scala risuona di risate e di allegria: va anche bene per entrare nello spirito della festa nel film.
LA FESTA
Partecipare di persona alla scena di un film è stressante ma eccitante al tempo stesso: per due giorni abbiamo girato una decina di scene diverse e ognuna di esse per sei volte ! per fortuna, a me (avevo insistito) era toccata la scena del fumatore, brutto viziaccio, ma stare ore senza la sigaretta mi avrebbe .. provato. Un solo fumatore, perché altrimenti nel film si sarebbero viste nuvole di fumo che avrebbero offuscato le riprese. Mi veniva data una sigaretta che avrei acceso solo al fatidico grido di «ciack .. scena n°…» e, subito dopo, «motore!» gridava Cinzia, la vice regista: la ripresa durava 30 secondi che imparai ben presto a sfruttare tirando boccate a più non posso: sì, perché subito dopo la sigaretta mi veniva tolta per poi darmene una nuova alla ripresa successiva.Fumare in quel modo avrebbe potuto essere l'occasione buona per smettere. Naturalmente c'era tutto quello che c'è in una festa: salatini, tartine, dolci, torte con meringhe e panna, bibite e vini... ma, c'è un ma: in primo luogo quelle delicatezze dovevano essere utilizzate anche per le successive riprese mentre le bibite, compresi i vini, erano acqua colorata. A me toccava riempire il bicchiere vuoto della dama vicino a me, ma al termine dei 30 secondi di ripresa, un addetto munito di imbuto riversava il contenuto nella bottiglia; se fosse stato un vino vero, sarebbe stata una specie di riedizione del supplizio di Tantalo. Una comparsa-cameriere passava a servire prima, e a ritirare poi, i pasticcini e le tartine: devo dire però, che nessuno si fidava ad assaggiare veramente; però dopo un po' avevo capito che le meringhe che farcivano una torta, ripulite della panna, erano ottime e in breve, senza farmi notare, le feci fuori, mettendo al loro posto dei petali di rosa.(Finite le riprese e avuta la certezza della genuinità dei cibi, tutti , stanchi e affamati, si buttarono avidamente su qulasiasi cosa apparisse commestibile: qualcuno chiese perché sotto dei petali di rosa si trovasse della sola panna senza le meringhe; il primo a porre quella domanda ero stato io: forse stavo diventando un attore). Michele, nel film, fa la sorpresa a Elsa di farle trovare, entrando nell'appartamento al buio, e facendo accendere le luci all'improvviso, la casa piena di amici, festosi per la sua laurea. Non solo, ma entrando nel salone trova pure un complessino che l'accoglie suonando e cantando. Elsa, richiesta a gran voce, si cimenterà nel canto così come le viene naturale: leggermente stonata ma felice. Nell'intervallo canterà per noi. Così come Michele, lui davvero bravino.E Soldini può rilassarsi.
CONOSCENZA CON GLI ATTORI
Un sabato sera, sul tardi, salgo a rompere un po' le palle e, questa volta, trovo Margherita Buy, in attesa di rientrare a Roma; mi presentano come un condomino che ha dato una mano a risolvere piccoli problemi. La trovo bellissima e con due occhi stupendi; due convenevoli e poi mi congratulo con lei per aver posato,gratuitamente insieme ad altre star, in un calendario dove, nel mese di maggio 2007, appare con un giovane down. Sapendo che il ricavato sarebbe andato alla Onlus che si occupa appunto di queste persone, ne avevo comprato una copia. Glielo dico e ne rimane colpita; scendo in casa mia a prenderlo e lo porto alla signora Buy per il suo autografo. L'incontro con Antonio Albanese avviene successivamente. Lo colgo in pausa pranzo il secondo giorno della festa e mi intrattengo con lui: come Soldini, anche lui si è innamorato di Genova… e della sua cucina: mi racconta che, lasciata piazza San Matteo dopo aver girato una scena, si è imbattuto quasi subito in una tripperia, di esservi entrato e di essere stato subito riconosciuto; chiede di poter assaggiare sul posto la trippa, di cui è ghiotto ma la risposta lo tramortisce: non possono più servire i clienti a tavola; colpa delle nuove leggi europee, vergognose dico subito io, che stanno danneggiando in modo particolare antiche tradizioni italiane; mi parla un po' di sé :è nato a Lecco da genitori siciliani; ha studiato alla Scuola d'Arte Drammatica di Milano, poi il cabaret al teatro Zelig e via via con le altre esperienze a noi note. Lo lascio con l'idea di fargli una sorpresa, ma non prima di chiedergli di farsi fotografare con le due comparse-condomine ancora presenti e la figlia di una di esse.
Il giorno seguente mi reco nella tripperia citata da Albanese, «La Casana» nell'omonimo vico che sbuca in via Luccoli: la conosco fin da ragazzo. Parlo di Albanese e i titolari ne ricordano il grande rammarico per non aver potuto gustare in loco la trippa. Ne prenoto un chiletto, di quella preparata da loro, coi pinoli, per il giorno dopo, quando andrò a ritirarla per congelarla in attesa di ritrovare Albanese sul «mio» set. Quando lo rivedo gli chiedo se il giorno dopo, girando ancora nel mio caseggiato, avesse voglia di mangiarsi in casa mia quella trippa: ma proprio quella di cui abbiamo parlato? sì, quella! Domani vengo alle 13, ma poca, mi raccomando, perché giro anche nel pomeriggio. Il giorno seguente siamo a tavola con mia moglie, mio figlio Filippo e Alessandro, il condomino marito della comparsa-Federica, un fan pazzo per Albanese. Passiamo subito al tu, seguito da taglierini verde al ragout: ne divora due piatti. Poi la trippa. Ah, quella trippa! servita bollente nelle terrine, lo lascia incantato. Giustamente non beve vino. Vengono giù a chiamarlo, ma si prende un altro quarto d'ora. E noi a sentirlo raccontare la sua vita, delle sue prime esperienze di attore, della sua tenuta in Toscana dove passa il tempo disponibile con moglie e adorata figlioletta; muove le mani con i gesti che gli conosciamo sul palcoscenico. E io a filmarlo e a fotografarlo, mentre tengo bene in vista l'edizione genovese de il Giornale di quel memorabile giorno! il giovedì 21 dicembre 2006
FINE DEL RACCONTO E DEL FILM IN VIA POZZO
Durante le feste di Natale il nostro ««set» è tristemente vuoto: tutti sono rientrati in famiglia e li aspettiamo per l'11 gennaio, giorno dell'ultima scena, quando la trama del film prevede che i coniugi Oliveri , lui stremato dalle vicissitudini e in difficoltà nella ricerca di un nuovo lavoro, venduta la casa, trasloca pochi oggetti rimasti, dentro scatoloni di cartone stipati in una modesta vettura. Lo guardiamo dalle nostre finestre mentre, seduto in macchina, volge lo sguardo rattristato nel retrovisore aspettando la moglie Elsa; la vede, strombazza; noi, ormai partecipi della loro vita, soffriamo con loro e qui termina questa parte del film. Proseguiranno a girare in una casa modesta, ma, come Soldini ha assicurato al sottoscritto in ansia per Elsa e Michele, ci sarà un finale di speranza grazie all'amore di Elsa e alla sua forza.
E ora, come vediamo alla fine di un film, scorrono i titoli di coda, con i ringraziamenti: desidero ricordare in modo speciale l’amico carissimo Marco Polleri che è stato l’artefice del mio incontro con Silvio Soldini e la produzione del film, convincendoli a girare nel mio caseggiato; inoltre i miei amati condomini che hanno avuto tanta pazienza e disponibilità, divertendosi nel contempo; infine il nostro amministratore Marco Goslino che ha appianato ogni piccolo problema.
(2 - fine)