Ciak per «Gomorra» il poliziesco che sfida il crimine organizzato

da Roma

Mentre a Napoli è emergenza rifiuti e i cittadini di Partenope sono a rischio epidemia, perché la guerra fra clan camorristici non consente, allo Stato, di fare chiarezza sugli appalti dello smaltimento solido urbano, il regista romano Matteo Garrone, noto al pubblico con il giallo L’imbalsamatore (2002), in questi giorni sta finendo di effettuare i sopralluoghi napoletani per il suo prossimo film, Gomorra. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci e tratto dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano, autore sotto scorta dopo le minacce ricevute per aver descritto il pianeta camorristico, Gomorra testimonia il notevole interesse del cinema civile per una piaga immedicabile del Belpaese.
Se Abel Ferrara si appresta a girare tra Forcella, quartiere dove i camorristi controllano pizzerie e piano-bar e i vicoli dei Quartieri Spagnoli, dove Pericle il Nero si aggira, intimidendo e svergognando le sue vittime, Garrone, raggiunto al telefono, fa capire che il proprio lavoro è a rischio. «Ufficialmente, io non lavoro a questo film. Girerò in una situazione molto, ma molto delicata e ne va della sicurezza del film e di chi vi è coinvolto: preferisco essere invisibile», afferma sottotono il cineasta, reso guardingo dalla sfida che affronterà nei prossimi mesi. Tanta prudenza è comprensibile, se persino il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, piccata dal clamore, suscitato dal bestseller,che presto sarà film, ebbe a commentare: «Saviano è simbolo di quella Napoli che lui denuncia». Intanto, col sorridente cinismo tipico di Partenope, dove ‘o business è ‘o business, sulle bancarelle degli abusivi si vende ’O sistema (il nuovo termine per camorra), libro e dvd sulle famiglie camorristiche, realizzato dai giornalisti Matteo Scavi e Ruben H.Oliva.