«Ciak, motore». E Soldini gira a casa mia

Camere e servizi igienici trasformati dagli arredatori che si innamorano subito della focaccia a colazione E scatta immediato il feeling tra la troupe e gli «ospiti»

(...) un amico mi chiede se nel mio condominio fosse disponibile un appartamento nel quale girare gli interni di un film. Il regista sarebbe stato Silvio Soldini, mentre i due attori principali Margherita Buy e Antonio Albanese. La Buyyyyy?, dico io: ma è l'attrice preferita mia e di mia moglie. Albaneeeese? non mi perdo mai un suo spettacolo! Dammi un po' di tempo perché ho una mezza idea... Detto e fatto! Il 5 ottobre conosco Soldini, la sua scenografa Paola Bizzarri e la responsabile della produzione Antonella Viscardi: si instaura subito un rapporto di reciproca simpatia, ci prendiamo un caffè, parliamo un po' di Genova, chiedo al regista cosa l'abbia indotto a girare nuovamente un film nella mia città, dopo «Agata e la tempesta» : si è innamorato di Zena, dei suoi vicoli, del suo porto, di Nervi, e dei palazzi illustri di via Garibaldi e via San Lorenzo che ha trovato magnificamente ristrutturati: grazie ai fondi per il G8, gli rispondo, dei quali non si è sprecato neppure un centesimo per l'attento controllo dell'allora prefetto, il mio carissimo amico Tonino Di Giovine, e del Presidente del Consiglio di allora, anche lui di nome Silvio! sorride. Mi sembra una persona riservata, molto educata, mi piace anche il suo modo di vestire da studente, con zainetto perennemente in spalla; quando sorride gli si illumina tutto il viso. Mi piace. Gli chiedo di poter effettuare, con la mia telecamera, alcune riprese durante la lavorazione del film nel mio caseggiato: mi serviranno, allora pensavo, da documentario da serbare e mostrare agli amici e a mio figlio che vive a Londra. Acconsente di buon grado, anzi, si lascia riprendere mentre entra con Paola Bizzarri nella «location» per effettuare le prime valutazioni.
Intanto su internet raccolgo un sacco di informazioni: per esempio che Soldini è nato a Milano e ha anche la cittadinanza svizzera; ha frequentato per due anni un corso di regia a New York, è tornato in Italia dove ha girato film sempre più apprezzati da critica e pubblico.
Venendo al film in questione, scopro che è tra quelli approvati e finanziati come lungometraggi di interesse culturale dal Ministero dei Beni e della Attività Culturali con delibera del 9 giugno scorso, con un finanziamento di 1.950.000 euro, quindi con la commissione istituita dal ministro Urbani e che in occasione della sua 101ª riunione, tenutasi dal 25 al 27 giugno, il comitato della direzione dei Fondi Eurimages del Consiglio d'Europa ha approvato il finanziamento alla coproduzione di 12 lungometraggi in 12 diversi paesi europeii per un totale di 4.158.500 euro e che quello di Soldini ha avuto un contributo di 490.000 euro: ne sono contento perché finalmente viene premiato un regista con alte qualità artistiche.
Nei giorni seguenti incontro la Paola Bizzarri, e inzio a conoscerla: una persona deliziosa, una scenografa di grande talento apprezzata anche all'estero e la preferita da Soldini. Mi spiega cosa intende allestire nei tre locali scelti per le scene, raccontandomi per sommi capi la trama, ormai di dominio pubblico e quindi a voi nota. In sintesi è la storia di una coppia benestante e colta, che vive in un elegante quartiere e che ad un tratto viene a trovarsi in una situazione drammatica per la perdita del lavoro da parte del personaggio, Michele, rappresentato da Antonio Albanese; dopo una grave crisi matrimoniale, sarà la moglie, Elsa-Margherita Buy, a trovare la forza necessaria a salvare il matrimonio, pur dopo le traversie finanziarie che porteranno alla vendita dell'appartamento per poi trasferirsi in un'abitazione più piccola e modesta.
La Bizzarri, ai primi di novembre, inizia a «ricreare» l'appartamento per adattarlo alle esigenze della coppia, borghese, ricca e che ha girato il mondo: la trasformazione alla quale assisto ha dell'incredibile: intanto con un elevatore esterno vengono trasportate in casa decine di casse contenenti il futuro arredamento.
Nel lato di una vasta stanza, che sarà la camera da letto dei due protagonisti - che si chiamano Oliveri con tanto di targhetta attaccata all'esterno della porta di ingresso - viene costruito un bagno (ma proprio vero!) piastrellato, con i sanitari e due lavandini, uno per lei l'altro per lui, con mensoline colme di tutte le cianfrusaglie che si trovano nei bagni.
La Paola deve fare presto, perché a metà novembre inizieranno a girare le prime scene proprio in camera da letto; e imparo che non si deve sprecare neppure una giornata: se sarà prevista pioggia, si girerà in casa, altrimenti all'esterno. E mettere in moto la necessaria squadra al completo è un'opera quasi titanica, dove l'esperienza, l'affiatamento e l'efficienza non lasciano spazio all'improvvisazione. Quando Soldini gira, sono presenti circa 40 persone e i tecnici arrivano verso le 6 del mattino: naturalmente hanno dovuto chiedere i permessi per l'occupazione del suolo pubblico oltre a trovare idoneo ricovero per i 6 grossi automezzi al seguito: e qui l'amico Merella, assessore al traffico, ha dato una grande disponibilità.
PRIMO GIORNO DI RIPRESE
Io mi alzo presto la mattina, ma quell'alba buia del 18 novembre non me la dimenticherò tanto facilmente: mi affaccio alla finestra e vedo una colonna di mezzi che si posizionano ai due lati della mia via e subito, alacri come formichine, uomini e donne cominciano a estrarre cavi giganteschi, scatole di attrezzi, macchinari a non finire.
Mentre gli elettricisti attaccano al camion munito di gruppo elettrogeno, il grosso cavo che era stato in precedenza ricoverato nel giardino del benevolo condomino Andrea Venturini, tra l'altro mio medico di famiglia, il solito elevatore si rimette a trasportare gli oggetti più pesanti, mentre altri ragazzi (imparerò col tempo a conoscerli tutti) approntano il gazebo per la colazione: non manca, ed è apprezzatissima dai romano-partenopei, la nostra focaccia: quando uscirò per andare al lavoro farò una sosta gastronomica...
Salgo a dare un'occhiata all'appartamento del film e vedo i primi effetti di quel frenetico andirivieni, caotico solo per un profano: cavi con relativi pali di sostegno, attrezzature, enormi riflettori rettangolari, bauli di alluminio pieni di enormi spinotti. Mi aggiro cercando di non dare fastidio, facendo sia foto con la mia digitale, che riprese con la mia telecamera: Soldini, che mi aveva dato il permesso, mi vedrà spesso nelle successive settimane di riprese interne, e mi sopporterà pazientemente.
Alle 8.30 esco per andare al lavoro e incontro Margherita Buy e Antonio Albanese: saluto normalmente ripromettendomi di conoscerli, con calma, in altra occasione. La sera rientro e nel buio autunnale noto subito una finestra illuminata fortemente dall'esterno mediante un riflettore posizionato in uno spiazzo privato del condominio vicino, e per il quale avevo chiesto il permesso all'amico Filippo Schiaffino.
Naturalmente sono fortemente incuriosito e decido di andare a dare un'occhiata, non prima di essere passato in casa mia a prendere la mia fedele telecamera. La porta d'ingresso della coppia Oliveri (ormai sapete che sono la Buy e Albanese), è socchiusa: mi affaccio e subito un giovane mi fa cortesemente segno di non fiatare: «stanno girando» mi dice, allontanandosi e lasciandomi solo nell'ingresso. Però, quando si dice la sfiga! Non mi si mette a suonare il cellulare? Imperdonabile, e sapete tutti quanto sia difficile - in momenti cruciali - trovare il telefonino, estrarlo e spegnerlo: viene voglia di schiacciarlo sotto i piedi. Dall'interno della casa sento pronunciare poche parole ma molto chiare «sti' c...i di cellulari!!!!». Ed era solo al terzo squillo, tra l'altro sobrio, non quelle musichette da alzabandiera. Decisione immediata la mia: mi precipito giù dalle scale e mi rifugio in casa mia! Naturalmente ho imparato la lezione e il fatto non si ripeterà più. Poi risalgo, più tardi, quando, vedendo - dallo spionciono - scendere alcuni dei tecnici, capisco che le riprese per oggi sono terminate. Rientro in casa Oliveri e chiedo a un tecnico dalla faccia simpatica se tutto era finito e andato bene. «Sì - mi dice - tranne per un coglione non individuato al quale è squillato il cellulare». «Roba da matti, e pure ormai lo dovreste sapere che i cellulari vanno spenti!», dico io fariseicamente. Mi addentro e filmo la camera da letto e il bagno inserito nella stessa: la Paola ha fatto un capolavoro!
Nessuno si occupa di me, quindi indisturbato mi addentro lungo il corridoio sul quale si affacciano stanze non utilizzate per le riprese. Incontro Antonella Viscardi, «Organizzatore Generale», romana, bionda, estremamente efficiente e dinamica, simpatica e gentile al tempo stesso; e gran bella donna. Ci diamo del tu e diventeremo presto amici. Le faccio qualche domanda ancora sulla trama, su cosa avessero girato quel giorno, come funziona la macchina della «produzione»; quali saranno le prossime scene, dove e quando verranno girate; sembra lieta di appagare tutte le mie curiosità di profano. Mi dice che gireranno esterni in via Roma, Galleria Mazzini, la passeggiata a mare di Nervi, nel porto (nel film, Michele possiede una barca a vela anni '70 alla quale è molto affezionato e che dovrà poi vendere quando arriveranno le difficoltà finanziarie ), dalle parti di San Matteo, di San Lorenzo, a Cornigliano: insomma apprendo che Genova sarà ripresa come mai avvenuto in precedenti film, e gioisco per la mia città. Le esigenze di produzione imporranno di girare all'esterno quando le previsioni meteo saranno favorevoli, altrimenti all'interno, buona parte nel mio caseggiato. Pertanto è spesso difficile programmare con esattezza i tempi e i luoghi, ma sono abituati e in breve tempo sono in grado di cambiare un giorno per l'altro, talvolta addirittura il mattino per la sera: ed è una fatica improba. Ma tutti, ripeto, tutti, si muovono poi in perfetta sincronia. Sono affascinato dalle sue parole, ma la lascio perché a fine giornata è veramente stanca.
LA MIA AVVENTURA CONTINUA
Nei giorni successivi mi faccio vivo ancora, quando mi accorgo del loro arrivo al mattino verso le 6. Ho imparato ad andare a trovarli sul set di casa verso sera, quando mi avvisano che le riprese per quel giorno sono finite. Do del tu a tutti, ovviamente ricambiato. Conosco ormai bene Attilio, direttore di produzione, che mi informa del programma di giornata, così come tanti ragazzi, alcuni universitari stagisti, come Gigi, genovese ma laureando al Dams di Bologna; Esmè la truccatrcice della Buy con l'assistente Assunta e Aldina, la parrucchiera; Patrizia la costumista con l'assistente Valentina, giovane assai graziosa; Massimiliano, Claudio, Angelo, Stefano, Carlo, Marco e Cico, Maurizio, Francesco, Aurelio, Ciro, Melissa, Federico, Erika, ancora un Claudio. Il fotografo Philippe e i tecnici del suono, Françoise col figlio Renaud e Marc.
Intanto Paola Bizzarri, dopo aver arredato lo studio di Michele e disseminato la casa di oggetti etnici (gli Oliveri hanno viaggiato assai), dopo aver arredato il salone con bellissime luci Artemide, crea ex novo una cucina dando prova di maestria e gusto: naturalmente si è sempre calata nella vicenda del film, facendo propri i gusti di Elsa e Michele.
Ascoltare la Paola è sempre un piacere; lavora da anni con Soldini e, quando li vedo parlare insieme, noto subito il grande affiatamento tra i due e la facilità con la quale i suggerimenti dell'uno o dell'altra vengono recepiti: veramente dei grandi professionisti. Del resto, quando era nata l'ipotesi di girare un film nel nostro caseggiato, le prime perplessità erano state subito fugate dalla conoscenza che tutti avevamo sia del regista che dei due attori:tanto per essere chiaro, non avremmo consentito che venisse girata in casa nostra una di quelle soap opera tanto banali quanto povere di contenuti artistici.
Intanto arriviamo ai primi di dicembre e tutta Genova ormai sa che si sta girando un film in ogni parte della città: del resto il convoglio dei camion si palesa chiaramente come il supporto a un cast; ricevo un sacco di telefonate di amici che mi chiedono notizie e molti vorrebbero fare la comparsa! «Siamo al completo», rispondo io quasi fossi ormai un componente della troupe! Del resto il primo giorno che avevo conosciuto Soldini, gli avevo subito chiesto di fare una breve comparsata, alla Hitchcock per intenderci, ma mi disse che quella la riservava per sé. Verrò a sapere poi che ciò era vero, e che il termine per definire la fugace apparizione di un regista in una scena, si chiama «cameo appearance» e qui faccio forse un piccolo scoop e dò un suggerimento ai lettori: un cameo Soldini lo ha fatto in «Agata e la tempesta» dove appare nell'angolo di un bar; un altro in «Pane e tulipani» con la sua immagine riflessa negli occhiali scuri della protagonista: cercateli anche voi, se avrete l'occasione di rivedere quei film, o, meglio ancora, quando questo film sarà nelle sale, provate a trovarvi il cameo del regista! credo anche di sapere in quale scena, ma non voglio togliervi il piacere di trovarlo da soli.
LE COMPARSE
Tornando alla mia richiesta fatta a Soldini, questi mi disse che non c'erano problemi a che io facessi la comparsa nella scena della «festa per la laurea di Elsa»: infatti nella vita di Elsa e Michele, un momento di grande gioia per la nostra protagonista è appunto quando, dopo aver ripreso gli studi universitari, finalmente consegue la laurea. Decido di mettere al corrente anche gli altri condomini: siamo in pochi, quindi con un breve giro di telefonate ottengo l'adesione di ben tre signore, Federica, Luisella e Silvia: naturalmente lo faremo senza compenso; ne parlo con la produzione che acconsente alla mia richiesta di utilizzare quel denaro per le adozioni a distanza che faccio con la mia Onlus-Padas per il tramite dei Missionari Francescani: sono sempre più contento. (...)
(1 - continua)