Ciak, Nastri, David: troppi premi in un mese

Risulta che Piera Detassis si sia sfogata così con amici e colleghi: «Me ne stavo bella serena a giugno coi Ciak d’oro, come sempre. Improvvisamente mi sono ritrovata gli invasori in casa». Gli invasori, fuor di metafora, sono i Nastri d’argento e i David di Donatello, i più antichi premi cinematografici, rivali da sempre, ma forse mai come quest’anno. Un po’ come dire il Campionato e la Coppa Italia, solo che la sfida adesso si consuma tutta nel giro di una settimana. Succede infatti che i David, pilotati dallo storico patron Gian Luigi Rondi, siano traslocati da aprile a giugno, per l’esattezza al 14, con diretta tv pomeridiana animata da Tullio Solenghi dopo il disimpegno del Quirinale; seguiti a ruota dai Nastri, guidati da Laura Delli Colli, lesti a spostarsi da febbraio a giugno, per l’esattezza al 23, nel quadro del festival di Taormina (tuttavia i vincitori sono stati resi noti venerdì scorso). Intanto ieri sera è toccato ai Ciak d’oro fare festa, mentre il 3 luglio sarà la volta dei Globi d’oro, organizzati dalla Stampa estera.
Ora, non per creare zizzania, sorge spontanea la domanda: non saranno un’esagerazione quattro premi di cinema italiano in un solo mese? Ovviamente sì, l’uno finisce con l’elidere d’altro, annullando l’effetto-qualità, replicando inevitabilmente nomi e titoli nelle cinquine (pure sestine), offrendo così l’immagine di un’infornata estiva di targhe, medaglie e statuette che invece di «fare sistema», come ama ripetere il ministro Rutelli, rischia solo di fare confusione. Giacché è ormai evidente a tutti che la nuova dislocazione temporale dei David e dei Nastri non agevola affatto il ritorno in sala dei film vincitori, premiando l’estate solo i film-evento americani.
Replica Rondi sul Giornale dello spettacolo: «Più si danno premi più io sono contento». Teorizza Delli Colli: «Nessuna concorrenza, ma un salutare confronto». Nondimeno ci si chiede se questa schidionata di riconoscimenti, legittima soddisfazione degli interessati a parte, sia davvero «un'occasione unica per ricordare a gran voce che il cinema è vivo».
L'impressione è altra. Che i due premi più importanti si facciano i dispetti, impiccandosi ai regolamenti, inseguendo una visibilità sempre più periclitante (in tv non funzionano, troppe papere e poca simpatia), rinviando l'unica scelta logica: uno d'estate, uno d'inverno.