Ciak, piano sequenza sull’«altro» mondo

Da oggi al 13 aprile la mega-rassegna dedicata alle cinematografie «emergenti». Dal Ruanda al Messico

Programma ampio e articolato per l'edizione numero 18 del «Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina», in calendario da oggi al 13 aprile. Una manifestazione che da parecchi anni non si occupa più solo di cinema africano, com'era all'inizio, ma anche di quello asiatico e del Sud America, cosa che ha costretto gli organizzatori a quelle che Alessandra Speciale, direttrice del Festival con Annamaria Gallone, definisce «scelte difficili».
Tra le dieci sezioni del Festival, quella dedicata ai lungometraggi mette in gioco tra gli altri Buddha collapsed out of shame di Hana Makhmalbaf (figlia minore del celebre regista iraniano Moshen), girato tra le rovine dei giganteschi Buddha distrutti dai talebani nel 2001; Liberation Day, firmato dal regista coreano Lee Isaac Chung nato e residente a New York e ambientato in Ruanda (per gli organizzatori «un film come se ne facevano nell'Africa subsahariana negli anni Sessanta e Settanta e di cui sembra essersi perso lo spirito»); Out of Coverage del siriano Abdullatif Abdulhamid, con una Damasco scandita dalle suonerie dei cellulari.
L'altra sezione competitiva del Festival, quella dei documentari «Finestre sul mondo», curata da Giuseppe Gariazzo, punta su nove lavori da nove Paesi, «produzioni - sottolinea Gariazzo - girate in prima persona, raccontando dal di dentro situazioni drammatiche come i misteriosi omicidi di massa nella città messicana di Ciudad Juarez in Bajo Juarez o la storia di un cinese emigrato a Londra raccontata dal figlio in We went to Wonderland. In questo e in altri lavori lo scenario si allarga a un vissuto sociale e politico più ampio. La scelta è sempre quella di usare il documentario per teatralizzare la realtà: per esempio Nasri Hajjaj ha scelto di raccontare, in L’ombre de l'absence, l'esilio del popolo palestinese mostrando i cimiteri in cui riposano o dovranno riposare molti esuli, intellettuali e persone comuni».
Un'altra sezione a cavallo tra documentario e finzione è «Extr'A», dedicata, spiega la Speciale, «a quei progetti che ricostruiscono l'emigrazione italiana del Novecento e ci ricordano che anche noi eravamo emigranti. Tra i più interessanti, Identità. La vera storia di Juan Piras Peron: la storia di un sardo emigrato in Argentina come Giovanni Piras e ricomparso, sulla scena mondiale, come Juan Domingo Peron... almeno secondo i suoi parenti interpellati nel film di Chiara Bellini».
Tra gli eventi collaterali del Festival, l'omaggio al grande regista senegale Ousmane Sembène, scomparso nel giugno di quest'anno, che nei primi anni Sessanta decise di mettere da parte i romanzi per parlare ai suoi connazionali attraverso il cinema. Spicca poi la presenza in giuria dello scrittore Tahar Ben Jelloun e della star hollywoodiana Danny Glover, produttore e promotore del cinema africano.
Lo stesso Glover incontrerà il pubblico venerdì 11 allo Spazio Oberdan, mentre Ben Jelloun sarà alla Fnac di via Torino il 12 aprile dalle 18. Un altro punto di ritrovo sarà il Festival Center, allestito al Casello Ovest Porta Venezia-Casa del Pane. Per tutta la durata della manifestazione il Center ospiterà incontri, mostre fotografiche e la stanza dei giochi, dove i più piccoli potranno imparare i giochi più popolari di Africa, Asia e America Latina.