Ciak, Pirata e le leccornie di Monterosso

Alessandra Meldolesi

Sarà bello d'estate, ma anche in autunno il mare non è male. Specialmente a Monterosso, perché la prima delle Cinque Terre vanta una cucina di mare che ora si arricchisce di porcini da gustare al Ciak e al Pirata. «Ho iniziato a lavorare come lavapiatti e ho imparato a cucinare guardandomi intorno. Qui siamo partiti da zero nel ’74», racconta Luigi Corciulo del ristorante Ciak La Lampara, 0187.817014, 120 coperti fra modellini di barche e arredi marinari, con una bella veranda sulla piazza della chiesa. Al suo fianco il figlio Lorenzo in cucina e la moglie Matilde Canossa in sala, bella e forte come la contessa. «Faccio una cucina innovativa e personale. Tutti i piatti sono figli miei», racconta Luigi, che snocciola spaghetti Ciak, risotto alla lampara, ravioli di pesce ai gamberi... Le acciughe sottosale, l'olio, il basilico per il pesto, il limone per il pesce, i sorbetti, la marmellata e il limoncino sono prodotti nell'azienda agricola e nei laboratori della casa, acquistabili nello spaccio antistante e nell'enoteca affiliata. In allestimento anche un agriturismo sopra Vernazza, a Santuario di Reggio, dove verrà piantata uva da tavola per il ristorante. La cantina punta sui vini liguri, compresi i rossi giovani e freschi ideali col pesce e lo Sciacchetrà del senatore Grillo, ottimo con la focaccia dolce. A pochi metri ora c'è il Pirata di Roberto e Paola Bianchelli, che ha appena traslocato negli spazi di una cantina del Seicento, 0187.817536. Soffitto a volte, mattoni a vista e nodi marinari alle pareti («sono diplomato nautico, ma faccio il cuoco da quando avevo 15 anni», racconta Roberto), il locale ospita appena 9 tavoli, con rustiche tovaglie in carta matta e bicchieri francesini. Un'osteria vino e cucina consacrata alle specialità regionali e stagionali, scritte sulla lavagna in dipendenza dal pescato del giorno: in pentola minestrone, baccalà, stoccafisso, frittura, acciughe, polpo con le patate e paste fresche fatte in casa, lasagne con i funghi, pansoti, troffie, gnocchi. Tutte ricette di nonna Angela, rivisitate ma non troppo, con valide alternative nella casearia piemontese e francese e nei salumi del Cavallino Bianco. Anche i vini non scherzano: 400 etichette di rosso e 50 di bianco («sono rossista e col pesce mi piace»), senza scordare la perla rara dello Sciacchetrà Buranco, servito con cacio e cantucci.