Ciak, si crea: Olmi filma il genio di Kounellis

«Una risonanza di immagini che ancora persistono nella memoria come alla fine di un bellissimo viaggio». Così Ermanno Olmi ha definito il suo film girato durante l’allestimento della mostra di Jannis Kounellis, Atto unico, alla Fondazione Pomodoro di via Andrea Solari 35 (mostra prorogata fino all’11 marzo). Il film della durata di mezz’ora sarà visibile al pubblico dal 25 gennaio all’11 marzo ogni giovedì alle ore 12, 16 e 19, ma anche ogni sabato e domenica alle ore 12, 15 e 17. (il film è visibile con il biglietto d’ingresso della mostra, 7 o 4 euro; orari da mercoledì a domenica dalle 11 alle 18).
Ad accompagnare il film e la mostra una serie di fotografie scattate da Carlo Orsi a cura di Bruno Corà sul «set» dell’allestimento della mostra cogliendo anche l’affettuoso triangolo amicale che unisce Kounellis, Olmi e Pomodoro che costituiscono lo scheletro portante del volume che affianca la rassegna. La medesima panoramica sulla lunga carriera di Jannis Kounellis la si trova anche nei testi dello stesso catalogo che accompagna la grande esposizione edito da Skira, pensato come vero e proprio omaggio al celebre artista e al suo lessico «materiale» costituito spesso da elementi «vivi», costruito con tenacia e grande lucidità estetica che vanno al di là del quadro e della scultura stessa.
Considerando il fatto che le prime opere di Kounellis recano la data del 1958, dopo quasi cinquant’anni di lavoro, l’artista greco (nato nel Pireo nel ’36 e presente in Italia dal ’56), ha acquisito «una libertà di risoluzione formale e poetica» che gli consente di affrontare ogni tipo di ambiente, anche di notevoli dimensioni come è la sede espositiva della Fondazione di Arnaldo Pomodoro, attraverso la concezione e la realizzazione di «atti unici» originali dal forte impatto spaziale.
Il curatore della mostra, Bruno Corà, ha stilato una sorta di monografia di Kounellis attraverso una conversazione con Katerina Koskina, responsabile della Fondazione Costopoulos di Atene, servendosi anche di importanti documenti inediti. L’infaticabile processo di costruzione di questa mostra ha seguito al dettaglio ciò che stava a cuore all’artista; la stessa mostra è un’opera d’arte plasmata sulla filosofia e sul rigore simbolico sul quale si basa l’archetipo artistico di questo straordinario autore: lievità, luce, labirinto, evocazione...
Concepita nella forma di un vasto organismo plastico come l’ex fabbrica di Turbine Riva&Calzoni, ora Fondazione Pomodoro, la mostra ha come asse portante una concatenazione morfologica di opere frutto di un unico disegno emotivo. Alla base di questa strutturazione c’è il dedalico tracciato spaziale che tutto trascina con sé nella sua enigmatica cifra di destino mitico.
Con la creazione del film di Olmi questo straordinario cantiere - fatto di cinema, fotografia e arte - ci fa entrare come nelle straordinarie opere degli anni Sessanta di Kounellis tra forme inerti e forme viventi da quando la lastra di ferro andò a sostituire la tela e fino alla comparsa delle mensole che sostengono gli oggetti di uso comune. E come a New York l’artista usava un calco in oro per chiudersi la bocca, ora la nuova performance è in nome del buon segno per non smarrirsi nel labirinto di noi stessi.