Ciak si gira: il killer Maniero diventa già film

Le imprese dei banditi ancora una volta attirano autori di fiction e
pubblico. E così la carriera criminale di <em>Faccia d’angelo</em> da
quest’autunno verrà rivissuta sul set per una serie in due puntate
prodotta per Sky

Un altro criminale leggendario esce di galera e scatta subito il «ciak si gira». Più ne hai combinate come bandito e maggiore è la corsa al film o fiction che sia. Questa volta tocca a Felice Maniero, il boss della mafia del Brenta, che ha finito di scontare la sua pena lunedì. Per rapine, omicidi, traffico di droga, estorsioni gli hanno dato 17 anni di galera, invece che l'ergastolo, grazie al suo pentimento, vero o presunto.

In autunno inizieranno le riprese di «Faccia d'angelo», una fiction per «Sky», che si ispira ad «Una storia criminale» il libro scritto dallo stesso Maniero con il giornalista Andrea Pasqualetto. Le due puntate sulla vita del boss andranno in onda il prossimo anno e saranno girate in Veneto e Croazia. Il regista e attore è Andrea Porporati: «Sarà una pellicola sull'ascesa di questo gangster imprenditore, che sfruttò la crescita del Nord Est per le sue scorribande, dalle rapine miliardarie e spettacolari, agli omicidi».

Lo scorso anno ci avevano già pensato su «La7» Maurizio Iannelli e Paolo Fattori a mandare in onda un docufiction sulla vita di Felicetto per la serie «Città criminali». La scelta di attori e comparse era avvenuta nell'ex villa bunker di Maniero a Campolongo Maggiore, in provincia di Venezia. Gli aspiranti interpreti del boss dalla «faccia d'angelo», dei suoi spietati luogotenenti e delle pupe che lo circondavano arrivarono a frotte. Molti attratti dalla leggenda noir di Maniero. Qualcuno addirittura faceva notare «che quando c'era lui che controllava il territorio non avevamo così tanta delinquenza straniera».

Adesso ci riprova Sky a ripercorrere la storia del boss da quando aveva 18 anni attraverso i colpi più famosi. Oltre ai 17 omicidi compiuti dalla sua banda, la rapina miliardaria al Casinò di Venezia, con fuga in motoscafo, resta nella leggenda del crimine. Come il colpo all'aeroporto Marco Polo, del capoluogo veneto, per mettere le grinfie su 170 chili d'oro diretti a Francoforte. Maniero non aveva ancora trent'anni, ma la nuova fiction racconterà anche le rocambolesche evasioni dal carcere Due Palazzi di Padova e da Fossombrone.

E nelle riprese non dovrebbe mancare la bella vita, in spregio al pericolo di venir riacciuffato. Maniero, durante la latitanza, utilizzò uno yacht, con il nome dell'amata madre Lucy. A bordo, fra Napoli e la Croazia organizzava feste con tante belle donne.
Faccia d'angelo, prodotta da Goodtime, racconterà pure la collaborazione con la giustizia di Maniero, che gli ha permesso di tornare in libertà a 55 anni dopo aver seminato il terrore nel Nord Ets dal 1975 al '95.

Oggi ha cambiato identità e vive in un luogo segreto dove venderebbe elettrodomestici. I parenti delle sue vittime, si sentiranno girare le budella in questi giorni. Ancor di più sapendo che è partita la corsa al film.

Stessa storia per la pellicola che Renato Placido sta girando sulla vita di Renato Vallanzasca, uno dei banditi più terribili di Milano e dintorni. Le riprese de «Il fiore del male» sono iniziate in gennaio. Placido ha garantito che onorerà le vittime del Bel Renè, pure lui uscito da poco di galera. Non la pensa così Gabriella Vitali D'Andrea, la vedova di uno degli agenti di polizia freddati dalla banda Vallanzasca nel 1977, durante un inseguimento. «È un errore fare un film su un personaggio che dovrebbe pagare i suoi debiti circondato dal silenzio», ha denunciato la vedova.

Il filone banditesco tira come «Romanzo criminale» il film dedicato alla gang romana della Magliana e la «Uno bianca», una fiction sui veri poliziotti rapinatori e assassini di Bologna. Kim Rossi Stuart è l'attore che ha interpretato «il Freddo», uno dei capi della banda della Magliana e adesso veste i panni di Vallanzasca nel nuovo film. Con il vero Renè ha passato molto tempo, per immedesimarsi nei gesti e nel parlare.

Poche, invece, le pellicole ispirate alle guardie più famose che davano la caccia ai ladri. La Rai ha iniziato ad aprile, a Belgrado, le riprese della serie «Il commissario Nardone». Sei puntate dedicate ad una leggenda della questura di Milano negli anni '50 e '60.
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