Ciampi, appello ai politici «Non si torni al passato»

Visita in Abruzzo: «No a piccole dispute». Dubbi sulle modifiche al sistema elettorale

Massimiliano Scafi

nostro inviato a Teramo

Basta con le «piccole dispute», basta pure con grandi duelli. Finiamola con questi «continui, estenuanti confronti» che bloccano il Parlamento e la crescita del Paese, e smettiamola, una volta per tutte, di «guardare indietro», di camminare con testa al contrario, di santificare periodi bui, che odorano tanto di prima Repubblica. «Il passato - dice Carlo Azeglio Ciampi - era molto peggiore del presente. Bisogna guardare lontano, nello spazio e nel tempo, senza paura e senza sterili nostalgie». Parole pesanti, che piombano nel bel mezzo del dibattito romano sulla riforma elettorale, proposta dalla Cdl e duramente contestata dall’Unione. Parole che certificano quanto il capo dello Stato, pur non volendo prendere ufficialmente posizione, sia profondamente contrario a un ritorno al sistema proporzionale. Parole che in serata il Quirinale cerca di alleggerire: «Il Presidente parlava in generale e alludeva soprattutto alla crisi delle Nazioni Unite. Infatti quel passaggio del suo discorso era pronto da luglio».
Dunque Ciampi resta ai margini della contesa perché la materia non è di competenza del Colle: «Quando parlano le Camere il presidente della Repubblica tace». Ma come la pensi sull’argomento, questo è ormai chiaro: il proporzionale è roba vecchia, bocciata nel 1993 in un referendum dalla stragrande maggioranza degli italiani, quando a Palazzo Chigi c’era proprio lui. Non si può quindi avere «nostalgie di un passato peggiore». E stavolta lo scenario è pure molto differente. Tredici anni fa la riforma si impose sull’onda di una chiara scelta popolare, oggi invece rischierebbe di essere vista come un atto di imperio del palazzo: per cambiare ancora sistema di voto, occorrerebbe almeno un «ampio consenso». Tra l’altro Ciampi, bipolarista convinto, ritiene che il maggioritario, con tutte le sue imperfezioni e le sue incompiutezze, abbia comunque dato più stabilità politica al Paese, condizione essenziale per tentare un rilancio economico. Infine, i tempi: tra sette mesi si vota, c’è di mezzo la Finanziaria e i conti pubblici dell’Italia è ancora sotto l’esame di Bruxelles. Guai distrarsi, tutti gli sforzi vanno concentrati sull’economia, non si può mettere troppa carne al fuoco.
Dubbi che il capo dello Stato ha già esternato una settimana fa a Marco Follini, che ha ripetuto il giorno dopo a Francesco Rutelli e continua a covare anche qui a Teramo. «Chi ha responsabilità di governo, locale, nazionale o globale - dice - non può perdersi in piccole dispute, ma deve cercare di dare risposte, opportunità e strumenti alle aspettative e alle ambizioni dei giovani». L’orizzonte si è allargato, la competizione è diventata globale, il pericolo della concorrenza aumenta ma raddoppiano pure le possibilità per i singoli e per le imprese. Servono «coraggio, inventiva, qualità, lungimiranza e spirito del tempo». Serve che gli industriali e tutta la società «facciano sistema»: si aprono nuovi mercati, occorre quindi «coordinare le iniziative e i compiti che toccano al pubblico e ai privati».
E servono dei «comportamenti corretti» da parte di chi ha responsabilità istituzionali: il riferimento al caso-Fazio e alla resistenza del governatore non appare casuale. «Delle antiche virtù proprie della civiltà italiche - avverte il capo dello Stato - si nutre la nostra democrazia. La rettitudine dei comportamenti, il rispetto dei valori etici e deontologici sono, in qualsiasi Stato di diritto, la base di un’ordinata convivenza civile, del bene e del progresso dei cittadini. Nella vita di ognuno di noi questi valori devono prevalere». L’Italia, nonostante l’euro, «moneta forte e stabile, che garantisce bassi tassi d’interesse e un elevato potere d’acquisto», ha dei problemi, «soffre una fase di pausa».
Ebbene, tra i tanti motivi, conclude Ciampi, c’è «la mancanza di fiducia, che bisogna saper ritrovare». Certo poi «ci vogliono comportamenti appropriati degli uomini e delle istituzioni e pure quello oggi ci manca».