Ciampi: le banche estere non sono invasori

«L’Unione monetaria ha dato al nostro Paese stabilità, una moneta solida e inflazione moderata»

Gian Battista Bozzo

da Roma

L’arrivo della banche estere in Italia va visto come l’occasione di un «mutuo arricchimento» e non come «un’invasione». Da Istanbul, Carlo Azeglio Ciampi interviene decisamente, anche se in termini generali, sulla questione dell’apertura del mercato creditizio italiano agli istituti stranieri. Lo fa al business meeting organizzato da Confindustria, Abi e Ice tra imprenditori italiani e turchi, mentre a Roma il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, chiede al sistema bancario di «progredire nella tutela dei risparmiatori».
Al forum economico di Istanbul, il Capo dello Stato parla di euro, del momento non facile dell’economia italiana, della collaborazione banche-imprese. Tra queste ultime, spiega, «serve una forte collaborazione, non solo in quanto all’impresa è necessaria la presenza della banca, ma perché questa presenza serve alle banche stesse che, in caso contrario, rischiano di soffocare e di sentire - osserva Ciampi - la presenza degli istituti esteri come un’invasione e non come il mutuo arricchimento, quale invece dev’essere». Agli imprenditori turchi, il presidente della Repubblica ricorda che tra l’esperienza già vissuta dall’Italia «ha evidenti analogie con la prova che attende la Turchia».
È stato proprio l’euro a dare stabilità all’economia italiana: «La prospettiva dell’Unione monetaria ha dato al Paese stabilità, una moneta solida, inflazione moderata e un costo del danaro storicamente basso». Anche in Turchia, la stabilità «contribuirà ad attirare volumi ben più significativi di investimenti esteri», osserva Ciampi.
Il Capo dello Stato propone dunque alle imprese turche il modello italiano, purché continui a essere un esempio da seguire. «Vedo una realtà contrastante - dice, rivolgendosi alla platea dei nostri imprenditori -: questa vostra dichiarata volontà di fare cozza contro le statistiche che registrano un’economia che langue e perde competitività. Vuol dire che qualcosa non funziona. Nel mondo c’è domanda di Italia, dei nostri prodotti - conclude Ciampi -: sta a noi rispondere al meglio a questa domanda».
Anche il governatore Antonio Fazio, a Roma per la cerimonia di saluto al trentennale dei dipendenti di Bankitalia e dell’Uic, parla di banche e di economia. Il sistema creditizio italiano, rileva Fazio, «è stato in grado di fronteggiare le difficoltà derivanti dall’indebolimento della crescita economica e dalle crisi di numerose imprese». Certo, le banche italiane devono fare di più, «progredendo ulteriormente sul piano dell’efficienza, del rapporto con l’utenza, della tutela dei risparmiatori». Un accenno che è probabilmente riferito a casi recenti come quelli dei corporate bond e di alcuni prodotti finanziari al alto rischio mascherati da tranquille obbligazioni. Tuttavia, Fazio rileva che nessun risparmiatore in Italia ha mai subito perdite sui depositi bancari, e «il sistema bancario italiano si è dimostrato, fin dal ’47, uno dei più stabili nel confronto internazionale». Compito del sistema creditizio è, adesso, quello di aiutare il sistema economico italiano a crescere, innovarsi e trasformarsi. Anche perché, dice il governatore, soltanto con la crescita economica si realizza il diritto al lavoro, e si impedisce che «la necessaria flessibilità diventi precarietà».
Più in generale, Fazio rivendica l’azione della Banca d’Italia nel «servire lo Stato nell’autonomia, una linea dalla quale non si è mai giunti a deflettere anche nei momenti difficili e nei contrasti che periodicamente si presentano nel corso della vita dell’istituto e che - aggiunge - sono stati superati con comportamenti sempre attenti al rispetto rigoroso delle istituzioni».
Evidente il riferimento alle ultime vicende bancarie che hanno coinvolto il governatore. Mentre Giulio Andreotti, ospite d’onore alla cerimonia, fa l’elogio della Banca centrale ricordando le accuse ingiuste contro Paolo Baffi e Mario Sarcinelli, e l’«entusiasmante collaborazione» con Guido Carli nel negoziato per il Trattato di Maastricht. E rivelando d’essere da sempre un «fan» dell’attuale governatore.