Ciampi chiede rigore nei conti pubblici

Il capo dello Stato visita Biella e cita lo statista Quintino Sella: «La sua lezione sia di esempio»

da Roma

Stabilizzare i conti pubblici, stimolare la ripresa. Detta così, sembra quasi una missione impossibile, visti anche i chiari di luna internazionali. Ma per Carlo Azeglio Ciampi questa difficile battaglia «su un doppio fronte» è l’unico sistema per far ripartire la macchina Italia. La ricetta, spiega, è vecchia e risale ai tempi di Quintino Sella, però «è ancora valida» e andrebbe applicata anche oggi, se vogliamo uscire dalle secche. Tira infatti un’ariaccia. «L’economia mondiale cresce, quella europea è al palo». Quanto alla nostra, dice il capo dello Stato, sta pure peggio. E tra le cause non c’è solo la globalizzazione selvaggia, «la sfida cinese», c’è pure «la perdita di competitività rispetto ai Paesi simili al nostro», documentata da «autorevoli istituti di ricerca». No dunque alla finanza creativa, ma rigore, rigore, rigore.
Il presidente è a Biella, la città di Quintino Sella, tappa numero 95 del suo giro per le province italiane. Al grande risanatore, racconta, «toccò un compito non facile, essenziale per le sorti del nuovo Stato unitario, gravato dagli oneri delle Guerre d’indipendenza e dagli impegni per l’unificazione della penisola: porre su solide basi la finanza pubblica e stimolare nel contempo lo sviluppo delle attività produttive». Sella ci riuscì: «Il suo esempio non appartiene soltanto a occasionali ricordi di un passato lontano, ma è una lezione da cui si possono trarre utili suggerimenti anche per il presente». Oggi, insiste, abbiamo gli stessi problemi, «stabilizzare i conti e inseguire la ripresa». «La fase attuale - sottolinea il capo dello Stato - non è tra le più felici. Il nostro compito è riuscire a trasformarla in un’occasione di sviluppo».
La scrivania di Quintino Sella, com’è noto, sta ancora al suo posto nell’ufficio al primo piano del palazzo di via XX Settembre. Là dietro ci si è seduto pure Carlo Azeglio Ciampi, «per un tempo non breve e dovendo fare scelte difficili». Da ex ministro del Tesoro ed ex governatore della Banca d’Italia, l’economia è quindi sempre stata in cima alla sue preoccupazioni. Nei giorni scorsi, consegnando le onoreficenze ai nuovi cavalieri del lavoro, aveva segnalato un quadro in movimento: «C’è qualche segnale di ripresa, l’industria grazie allo scudo dell’euro ha retto all’onda d’urto della globalizzazione però l’agenda istituzionale deve basarsi sui problemi reali dell’Italia». E anche adesso fa «qualche riflessione su questi temi complessi e impegnativi». Lo spunto glielo danno i risultati di alcuni studi sul caso-Biella, sulla risposta che è riuscita a dare la cittadina piemontese all’aggressività dei mercati internazionali: «Qui si dimostra che si può uscire dalla crisi con iniziative commerciali e produttive innovative». E la Cina «non è solo un concorrente, ma anche un potenziale mercato», tutto sta a «dotarsi degli adeguati strumenti operativi e delle opportune ristrutturazioni». Ritocchi fatti con il sistema della concertazione, cioè con «una forte integrazione tra le istituzioni, le industrie e i sindacati».
Certo, c’è poi una questione più generale che riguarda il sistema-Paese. Il Parlamento sta affrontando la riforma della Costituzione e Ciampi inviata a salvare i principi base, «gli ideali su cui si fonda ancora oggi il nostro vivere nel rispetto degli ordinamenti e che sono le fondamenta della rinascita dell’affermazione della nostra Italia».