Ciampi contro la tv spazzatura, la Rai corre ai ripari

«Conduttori inconsapevoli e mass media che esaltano qualsiasi azione»

Massimiliano Scafi

da Roma

Una tv «irresponsabile» e cattiva maestra, una serie di conduttori «inconsapevoli», un bel numero di programmi che diffondono modelli sballati e sbagliati e che sono pericolosi per i più piccoli. Basta insomma con la telespazzatura, dice Carlo Azeglio Ciampi, basta con i reality show, con le vasche da bagno piene di vermi, con gli spuntini a base di occhi di vitello, con le liti domestiche via satellite. «Ben vengano radio, televisione e stampa quando ci aprono finestre sul mondo e sui suoi problemi - avverte il capo dello Stato - ma non si può delegare ad altri la trasmissione dei princìpi guida che toccano alle famiglie». La politica stavolta non c’entra. «Mi riferisco - spiega il presidente - a coloro di cui i mass media amplificano e esaltano ogni azione e che talvolta ci appaiono inconsapevoli delle loro responsabilità quali modelli per la formazione dei giovani».
Qualche anno fa Ciampi, insieme a sua moglie Franca, tuonò contro «la tv deficiente». Poi criticò duramente un’intervista di Paolo Bonolis al serial killer ligure, Donato Bilancia: «Gli spettatori sono stanchi del bombardamento di negatività, mentre c’è pure un’Italia migliore». Ora da Cremona, dov’è in visita ufficiale, lancia un altro preoccupato allarme per quello che offre quotidianamente il palinsesto, dei programmi del buco della serratura, isole, uffici postali, grandi fratelli e simili, e ricorda i doveri del servizio pubblico. «Sappiamo tutti che capire le esigenze, i sogni e le ambizioni dei nostri figli è un compito difficile. Ma è necessario. E nei ritmi così rapidi della storia che stiamo vivendo, è ancora più essenziale che gli adulti sappiano trasmettere principi, ideali, ambizioni, oltre naturalmente a fornire un’adeguata formazione scolastica, che però da sola non può bastare».
Parole simili le spende a Roma Pierferdinando Casini, in un convegno a Montecitorio su privacy e servizio pubblico. «Chiedo di rispettare i bambini, un obiettivo a cui nessuno può sottrarsi. Mentre noi guardiamo la televisione per divertimento o per essere informati, la maggior parte dei bambini la guarda per cercare di capire il mondo e farsi un quadro della realtà. Le violazioni del buon gusto, prima ancora che delle regole, sono all’ordine del giorno. Mi riferisco ai messaggi negativi che la televisione spesso trasmette ai nostri figli. Lo dico anche da padre. Si tratta di messaggi che forse non violano leggi e che tuttavia risultano gravemente diseducativi». Per questo, secondo il presidente della Camera «la qualità dei programmi deve essere per il servizio pubblico una priorità assoluta, che non può cedere di fronte alle necessità del mercato, ma che anzi deve orientare il mercato con la sostanza e l'alto livello dei suoi contenuti». E attenzione «al rischio dell’indifferenza con la quale lasciamo che i messaggi veicolati dalla televisione lavorino sulle coscienze dei nostri figli, fino a sovrapporsi al ruolo educativo dei genitori».
Il «giusto richiamo» del capo dello Stato viene subito raccolto da Alfredo Meocci, che annuncia una lavata di capo generale. «Nei prossimi giorni - assicura - incontrerò i direttori di rete e di testata e i responsabili dei programmi per ribadire i princìpi che ho già espresso in una lettera subito dopo il mio insediamento». La Rai, dice il direttore generale, «deve adeguarsi alle esigenze di una società in rapida evoluzione» ma deve anche «sempre rispettare le regole del buon gusto e non diffondere mai messaggi diseducativi».
Mario Landolfi suggerisce «un bollino di qualità» per le trasmissioni Rai, che ha «maggiori responsabilità». «Chi guarda la tv - sostiene il ministro delle Comunicazioni - potrà distinguere così i programmi finanziati dal canone da quelli finanziati dalla pubblicità. Il problema sarà affrontato quando parleremo del contratto di servizio con Viale Mazzini». E Paolo Gentiloni, presidente della commissione parlamentare di vigilanza, propone di «liberarsi dalla dittatura dell’Auditel passando al Qualitel, un sistema che misuri oltre agli ascolti gli indici di qualità e di soddisfazione». Questo non vuol dire «cacciare la Rai fuori dal mercato, però occorre un soggetto che rafforzi la tutela della dignità della persona, aiuti a risolvere i casi più controversi, distinguendo più rigidamente tra giornalisti e uomini di spettacolo, e che sanzioni le violazioni più evidenti, naturalmente dall’interno dell’azienda».