Ciampi: «Par condicio subito per tutte le trasmissioni Rai»

«Spazi uguali ai partiti prima dello scioglimento delle Camere»

Massimiliano Scafi

da Roma

E adesso sotto con la par condicio. Adesso, cioè «subito»: la Rai, scrive Carlo Azeglio Ciampi al presidente della commissione di Vigilanza, deve garantire «equità e sostanziale parità di accesso» a tutti i partiti «senza attendere la data dello scioglimento delle Camere». Troppe risse, troppa confusione. Il freno, avverte il capo dello Stato, va tirato ora: non si può certo aspettare l’11 febbraio, quando cioè la normativa partirà per legge.
La lettera spedita dal Quirinale a Paolo Gentiloni è datata 27 gennaio, che non a caso è il giorno successivo al faccia a faccia che è servito a ricomporre la spaccatura che si era aperta tra il Colle e Palazzo Chigi sulle procedure di fine legislatura. Poche righe nelle quali Ciampi, che si dice «soddisfatto dell’impegno della commissione parlamentare di intensificare i controlli ad essa affidati con particolare riferimento alla campagna elettorale», ricorda qual è «il compito precipuo» della vigilanza. Vale a dire, quello di «garantire la concreta applicazione da parte della Rai, in ogni momento, indipendentemente dalla data di scioglimento delle Camere, e di tutte le trasmissioni televisive, del principio di equità e di sostanziale parità di accesso a tutte le forze politiche, nonchè quello di assicurare il puntuale e scrupoloso rispetto delle norme che regolano la campagna elettorale».
Un richiamo forte, applaudito da quasi tutti e che a prima vista può sembrare superfluo, ridondante, se non lievemente puntiglioso. In realtà, vista dall’ottica del Quirinale, questa mossa si inserisce come corollario naturale al percorso che Ciampi ha indicato a Silvio Berlusconi per portare il Paese alle urne. Stabilita insieme al premier la data, «irrinunciabile e non rinviabile» del nove aprile, accolte le richieste della maggioranza di lavorare due settimane in più per completare una serie di leggi rimaste a metà, annunciata la fine della legislatura per l’11 febbraio, per il capo dello Stato restava da sistemare solo la faccenda della par condicio.
L’intreccio politica-informazione è un tema che al Colle sta particolarmente a cuore e al quale infatti Ciampi ha dedicato l’unico messaggio ufficiale alle Camere del suo settennato. Il presidente ha una «preoccupazione persistente»: teme una competizione elettorale fuori delle regole, gridata, incomprensibile, nei temi e nei programmi, per i cittadini che saranno chiamati ai seggi. Senza reciproco rispetto, senza un sistema che calmieri tempi, toni e modi, c’è il rischio che il voto non venga espresso in una maniera sufficientemente «meditata». Meno risse, più programmi. Questa volta poi c’è un nuovo sistema elettorale proporzionale e la gente deve potersi orientare.
Un allarme che il capo dello Stato in questo periodo ha fatto suonare molto spesso. L’ultima volta solo dieci giorni fa. Se dunque adesso ci torna sopra, e con tutta quella ufficialità, è per spazzare ogni possibile equivoco dalla soluzione concordata con il Cavaliere sullo scioglimento e sulla data del voto. Maggioranza e governo, questo è il pensiero del Quirinale, hanno chiesto quindici giorni in più per approvare dei provvedimenti attesi dai cittadini. I tempi supplementari, hanno dichiarato più volte, non servono per aggirare o rimandare l’applicazione della par condicio. Quindi adesso non dovrebbero avere nulla da obbiettare, prosegue il ragionamento, se il capo dello Stato domanda garanzie di «pari condizioni» per tutti, a partire da ora. Si aprirà un altro contenzioso? Chissà. Ciampi sembra comunque intenzionato a «tenere il punto».