Ciampi richiama i Poli: «Rispetto reciproco»

Massimiliano Scafi

nostro inviato a Ragusa

Servono programmi, non rodei. Servono progetti, idee, impegni, cose concrete da fare, servono insomma «proposte espresse con pacatezza e comprensibili dalla gente», non tre mesi di rissa continua. Ma soprattutto, avverte Carlo Azeglio Ciampi alludendo velatamente ai casi Bpi e Unipol, servono «le virtù civili, da coltivare nella pratica del dialogo». Sono «tempi accesi», tempi di «duri confronti politici»: ricordiamoci allora che al centro di tutto deve esserci sempre «il bene dei cittadini». Occorre il «rispetto reciproco». Il dibattito, anche aspro, non può diventare una delegittimazione.
Tappa numero cento del giro d’Italia del capo dello Stato che dalla Sicilia, a novanta giorni dal voto, lancia il suo avviso ai naviganti. Basta liti, dice ai due poli, l’Italia non vi segue. E basta colpi bassi: parlatevi con i fatti, non con le intercettazioni. Qui a Ragusa cent’anni fa è nato Giorgio La Pira, «uno dei grandi italiani del nostro tempo» che per il presidente può servire ancora da faro. «Il mio auspicio - spiega - è che la sua vita rimanga di lezione ai giovani, e non solo ai giovani, di virtù civili da coltivare nella pratica del dialogo e del confronto». E anche se oggi, come i fatti di queste settimane sembrano dimostrare, non è sempre così, «una tale pratica quanto più è rara tanto più è preziosa». Moralità, pragmatismo, rispetto, queste le linee guida che il capo dello Stato non si stanca di indicare. Con l’avvicinarsi delle elezioni, insiste, «è necessario rinnovare con tenacia in ogni occasione l’invito ai responsabili delle istituzioni, locali e nazionali, di praticare quelle virtù civili per il bene dei cittadini che hanno loro affidato, con il voto, compiti di governo». Guai, ammonisce Ciampi, a deviare da questa rotta. «Lo si tenga presente, in questi tempi accesi di confronti politici, in vista di un traguardo elettorale che sottoporrà tutti nuovamente al giudizio del popolo».
E il popolo, ricorda il presidente, difficilmente sbaglia, se il dibattito politico si svolge sui contenuti e sui problemi del Paese e non su altro. «Il giudizio delle urne sarà tanto più ragionato, tanto più meditato, tanto più proficuo per il nostro Paese quanto più i contendenti avranno saputo esprimere, con pacatezza, misura e rispetto gli uni degli altri, le loro argomentazioni, le loro proposte, i loro programmi». Ciampi è preoccupato dal livello della bufera politica: dall’osservatorio del Quirinale il barometro non prevede certo rapide schiarite. E la tempesta potrebbe nuocere a tutto il Paese. Da qui l’allarme di Ciampi, il suo appello ad abbassare i toni, il suo ennesimo invito a ragionare e a concentrarsi sui problemi, in particolare quelli economici. Ma il capo dello Stato resta comunque ottimista: «Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese benedetto che si chiama Italia. Io ho tanto orgoglio per il suo glorioso passato e fiducia nel suo avvenire e nelle virtù della nostra gente». E a chi prospetta un rinnovo del mandato, risponde la signora Franca: «Lei è matto da legare». Quanto al presente, il presidente spera che le cose si aggiustino presto: il via libera di Bruxelles alla Finanziaria è stato ben accolto sul Colle. Ce la faremo, dice, come ce l’ha fatta «questo estremo lembo di Sicilia, terra nobilissima di antiche civiltà», a riprendersi dal terremoto e dai guai tipici del sud. I progressi dell’industria, dell’agricoltura, del turismo, i cinquemila iscritti all’università che «sono una presenza significativa» e una speranza. Ma il Mezzogiorno, dice ancora Ciampi, resta «la questione nazionale». Per risolverla, «è indispensabile accrescere il volume di investimenti nelle infrastrutture necessarie per raggiungere traguardi che non sono al di là del vostro orizzonte».
Oggi Ciampi sarà a Siracusa. Domani a Palermo, dove da giorni infuria una nuova polemica su mafia e antimafia e sulla discontinuità della procura di Pietro Grasso da quella di Giancarlo Caselli. Anche su questo la linea è precisa: «Voglio partecipare a una celebrazione solenne in ricordo di tutti i magistrati vittime della malavita organizzata. Diedero consapevolmente la vita per il bene di tutta la società. Non dimentichiamo mai il loro sacrificio».