Ciampi scioglie le Camere: scatta la par condicio

La certezza del Colle: «L’affluenza alle urne sarà più numerosa, la scelta di ognuno più consapevole»

Massimiliano Scafi

da Roma

Due faccia a faccia con Pera e Casini, due incontri ravvicinati con Silvio Berlusconi, due firme sotto il decreto di scioglimento delle Camere e, dopo un Consiglio del ministri lampo, anche sotto quello di convocazione dei comizi elettorali. Mattinata un po’ frenetica al Quirinale, tra consultazioni ufficiali, vertici istituzionali e atti vari. Ma all’ora di pranzo la campanella della quattordicesima legislatura è gia suonata: tutti a casa, il nove aprile si vota e il 28 si riunirà il nuovo Parlamento. E la par condicio, come spiega il ministro dell’Interno Beppe Pisanu, è già scattata. «Ora - avverte il capo dello Stato in un messaggio televisivo - mi aspetto un confronto corretto e centrato sui temi che riguardano la gente».
Una procedura-flash. Del resto era stato stabilito tutto, fin nei dettagli, il 26 gennaio scorso, durante l’ultimo, teso colloquio tra Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi. Alla fine il Cavaliere appare soddisfatto: «Con il capo dello Stato tutto bene, abbiamo fatto le due cose che dovevamo fare». Pure sul Colle si ostenta tranquillità, ma prima di girare la pagina Ciampi ha qualcosa da chiarire, da mettere a verbale. Lo fa pronunciando in tv un discorso dal tono severo. «Ho firmato stamani - annuncia - il decreto di scioglimento delle Camere e poco dopo quello che, viste le deliberazioni del Consiglio dei ministri, indice le elezioni per il 9 e 10 aprile». Nessun anticipo, spiega: «Si è così conclusa una legislatura che è giunta sostanzialmente alla sua scadenza naturale. Si è aperta una campagna elettorale con le sue precise regole». Cioè la par condicio.
Con l’occasione Ciampi riafferma, come aveva già fatto prima del voto di cinque anni fa, «due auspici», due concetti a cui tiene particolarmente. «Il primo è che il confronto elettorale, pur nella sua vivacità dialettica, si mantenga sempre nei limiti della reciproca correttezza, imposti dal rispetto dovuto alla persona umana, dalla lealtà di tutti verso la Nazione, dal prestigio dell’Italia, dall’amore di Patria. Il secondo auspicio è che il dibattito si sviluppi, anzi si concentri, sui problemi che riguardano da vicino i cittadini, la loro vita e le soluzioni proposte dalle diverse forze politiche per lo sviluppo civile, economico e sociale del Paese». Basta risse, impegnatevi sulle cose da fare: «Sono questi i temi che gli italiani hanno a cuore e desiderano approfondire». Tra l’altro, conclude, parlando di progetti concreti «l’affluenza alle urne sarà più numerosa e il voto di ciascuno più consapevole».
L’arroventato avvio della campagna a Ciampi non è piaciuto per niente: da qui il suo nuovo appello ad abbassare i toni e a badare di più ai contenuti. Beppe Pisanu gli dà ragione: «È vero, c’è un tasso troppo alto di conflittualità politica nel Paese. Il surriscaldamento del clima giova agli estremisti e nuoce al corretto confronto democratico che i cittadini si aspettano». Il ministro dell’Interno non nega «una certa preoccupazione», anche alla luce «dei 101 episodi di violenza politica diffusa registrati dal 1° gennaio a oggi».
Certo, aggiunge, sarebbe sbagliato lanciare l’allarme. «Il rischio di terrorismo lo dobbiamo mettere in conto, ma è per ora soltanto teorico e le forze dell’ordine faranno quanto è nelle loro possibilità in termini di prevenzione nei confronti di ambienti e gruppi che ricorrono alla violenza». Ovviamente, precisa, «non c’è necessità di esercitare vigilanza sui partiti, che con toni più o meno accesi conducono una campagna elettorale che non crea problemi». Occhio però «agli estremisti». La regolarità del voto è comunque scontata: «C’è un nuovo sistema e le procedure saranno più complesse, ma saremo all’altezza delle situazione». E i brogli? «Impossibili».