Ciampi: vogliamo una democrazia trasparente

Il presidente della Repubblica preoccupato per «il clima di sfiducia internazionale che si può creare intorno all’Italia se continua lo scontro frontale»

Massimiliano Scafi

nostro inviato a Siracusa

Otto parole, «noi vogliamo che la nostra democrazia divenga trasparente». Soltanto otto parole, affogate in un discorso di una decina di cartelle, ma bastano a Carlo Azeglio Ciampi per fare una sintesi «istituzionale» su quanto sta accadendo in questi giorni tra un’opa, una scalata, un’inchiesta e un’intercettazione. Il capo dello Stato, ovviamente, non vuole dire di più e non può entrare nel merito. Però, dietro quella breve frase, c’è tutto il disagio per la piega che sta prendendo il dibattito tra i partiti, c’è tutta l’amarezza per una polemica che arroventa gli animi e distoglie dalla concretezza, «dal fare». E c’è sullo sfondo una paura reale: se la rissa proseguirà, si può «creare un clima di sfiducia internazionale nei confronti dell’Italia».
Dunque, la politica deve essere una casa di vetro, ma deve anche funzionare. «Vogliamo che la nostra democrazia divenga, oltre che più trasparente, più efficiente», spiega il capo dello Stato. Ciampi è preoccupato, lo sviluppo rischia di essere frenato da ostacoli antichi e da quelli recenti. Come forse la devoluzione. «Bisogna liberare - dice - le iniziative produttive sia dai lacci di vecchie procedure burocratiche, sia da nuovi intralci che possono derivare dalla stessa moltiplicazione dei centri decisionali». Attenti a non mettere in piedi strutture inutili, doppioni: da questo punto di vista, avverte il presidente, la riforma costituzionale, se passerà al vaglio del referendum confermativo, dovrà essere applicata con attenzione, «con l’indispensabile adozione degli strumenti operativi più efficaci che la tecnologia contemporanea ci offre».
E soprattutto, se davvero vogliamo crescere, basta con il wrestling politico. Novanta giorni di colpi proibiti? Tre mesi di scontri? Una campagna elettorale avvelenata? Sarebbe un disastro. Il capo dello Stato, che farà tutto il possibile per abbassare la tensione, lancia in suo secondo appello del giro di ventiquattr’ore: «Se vogliamo evitare di creare un ingiustificato clima di sfiducia in Italia e di sfiducia nel mondo nei confronti dell’Italia, occorre evitare che il confronto delle opinioni politiche, che è il nutrimento stesso della democrazia, si trasformi, anche adesso che siamo in epoca elettorale, in uno scontro frontale». È un pericolo grave, aggiunge, perché così facendo «si impedisce di vedere la capacità e la volontà di modernizzazione che pure esiste in molti settori della nostra economia, e che sta dando i suoi frutti, in tutte le regioni del Paese».
La polemica eccessiva, la delegittimazione, la mancanza di rispetto reciproco sono tutti elementi che contribuiscono a diffondere sfiducia interna e a danneggiare la nostra immagine internazionale. A farne le spese, dice ancora Ciampi, è la nostra situazione economica. E qui il cerchio si chiude: «La crescita dell’economia non è solo un obbiettivo che risponde a motivazioni e a giustificazioni materiali. È la conseguenza e la premessa della crescita di una società moralmente sana». Non c’è sviluppo senza etica, non c’è etica senza sviluppo.
Per questo, insiste il capo dello Stato, bisognerebbe evitare di attardarsi in polemiche sterili, anche perché i problemi reali incalzano. «Occorre fare scelte difficili e avere il coraggio di farle, soppesandone i costi e i benefici. Ma soprattutto occorre essere convinti dell’utilità, della necessità del dialogo, e avere la forza, l’umiltà e la pazienza di praticarlo». Certo, «trovare la coesione» non è facile e Ciampi se ne rende conto: «Rinnovo queste esortazioni, ben sapendo che la concertazione fra tutte le istituzioni e tutte le forze sociali ed economiche impegnate in progetti di sviluppo non è una cosa semplice».
Tuttavia è una strada obbligata. «È possibile raggiungere obbiettivi difficili se li si persegue con determinazione. Ed è così operando che le amministrazioni interessate diffonderanno un clima di fiducia attorno al proprio operato e avranno il consenso».