Ciampi: «Votiamo in anticipo ci sono scadenze importanti»

Ma il capo dello Stato deve consultare Pera, Casini e Palazzo Chigi, cui spetta l’ultima parola

Massimiliano Scafi

da Roma

Il voto? Meglio aprile. Sì, meglio, molto meglio, dice Carlo Azeglio Ciampi, sciogliere in anticipo le Camere, sforbiciare di un mesetto la legislatura e organizzarsi in vista delle «scadenze di grande importanza che abbiamo davanti a noi». Niente di drammatico. Solo qualche settimana, un anticipo piccolo piccolo, giusto il tempo necessario perchè a giugno 2006 ci sia a Palazzo Chigi un governo nella pienezza dei suoi poteri e che sia così in grado di preparare il Dpef e di affrontare poi il giudizio dell’Ecofin sui nostri conti pubblici.
Nove aprile? Sette maggio? La data delle elezioni torna al centro della scena politica. Dopo i contatti informali, dopo i colloqui con ministri e leader dell’opposizione, dopo il vertice dell’altro giorno con un perplesso Silvio Berlusconi, il capo dello Stato rilancia dunque pubblicamente la sua proposta: anticipiamo il voto per evitare l’ingorgo istituzionale. Un ritocco, spiega, che non va letto in chiave politica, o come una nota di sfiducia nei confronti dell’attuale esecutivo. Il problema, sostiene, è invece di natura squisitamente tecnica, di calendario. Campagna elettorale, elezioni politiche, insediamento delle nuove Camere, giuramento dei ministri, fiducia al nuovo governo, nomina del prossimo capo dello Stato, misure economiche, vertici internazionali: tutto insieme, tutto infilato nell’imbuto di primavera.
Da qui, l’idea della semplificazione, che Ciampi ripete nel Salone dei Corazzieri, durante la tradizionale cerimonia estiva della consegna del ventaglio da parte dei giornalisti. «Davanti a noi - dice - abbiamo scadenze di grande importanza, tra cui le elezioni politiche. Se si tiene conto degli adempimenti connessi con l’inizio della prossima legislatura e con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il lasso di tempo occorrente tra il giorno del voto e quello della fiducia al nuovo governo può valutarsi, sulla base dei termini costituzionali e dei precedenti, in circa due mesi, due mesi e mezzo». Tanto. Troppo, visti i problemi che ci aspettano. «Non dimentichiamo - prosegue il capo dello Stato - che poi il nuovo governo sarà tenuto ad adempiere agli impegni presi con l’Ecofin per il rientro dei nostri conti pubblici nei parametri concordati entro il 2007. Sarà quindi particolarmente impegnativa la preparazione del documento di programmazione economico-finanziaria da sottoporre all’approvazione del Parlamento prima delle ferie estive del prossimo anno».
Insomma, riflettiamo: «È interesse di tutte le forze politiche avere presenti queste scadenze». Come dire, io non parlo nell’ottica di parte ma per tutto il Paese. Ci sono poi svariati precedenti: brevi tagli di legislatura ci sono stati già nel 1953, 1958, 1963, 1992, 2001. Ma la decisione non spetta a Ciampi: sull’argomento lui deve consultare i presidenti delle Camere e anche il presidente del Consiglio, visto che tocca proprio a Palazzo Chigi fare la scelta definitiva. E mentre il centrosinistra è decisamente favorevole a uno scioglimento precoce, «prima si vota meglio è», il centrodestra appare piuttosto contario. Soprattutto Berlusconi, che l’altro giorno ha parlato di un «Ciampi mal interpretato», preferirebbe che le urne si aprissero il sette maggio. Il Cavaliere sarebbe pure disposto a un piccolo anticipo. Purchè sia «tecnico» e non suoni come un segnale di sfiducia nel suo esecutivo.
Con questo avviso ai naviganti Ciampi parte per le ferie. Weekend a Castelporziano, dove farà «una bella nuotata», poi un paio di settimane alla Maddalena, infine un po’ di montagna, in Val Gardena. «Resto in Italia, se serve sono pronto a rientare subito a Roma». E la salute, dopo la frattura e il pace-maker, come va? «Sto benissimo, è tutto a posto». Chiude ricordando i 70 viaggi all’estero e le 90 province visitate: «Ne mancano 12, finirò il giro».