Ciampino: cresce il traffico, non la sicurezza

È il secondo scalo romano: in pochi anni i transiti sono passati dai 700mila del 2001 ai 5,6 milioni del 2006. Uno sviluppo prepotente, oggi messo in discussione dal progetto di un terzo scalo che ne rilevi il ruolo di aeroporto specializzato in compagnie low cost. Ma a Ciampino a che punto è la sicurezza? Ecco la nota dolente. L’apparato della security è immutato negli anni: l’organico dei poliziotti in servizio, a fronte dell’incremento record dei passeggeri, è inchiodato alle cifre del 1995. «Una situazione assurda - tuona Gianni Ciotti, commissario straordinario del Silp-Cgil per Roma -, paradossale rispetto alle scelte di crescita dell’aeroporto. Si è stabilito di aprire le piste a compagnie aeree private aumentando vertiginosamente il flusso di transiti. Eppure della sicurezza ci si è occupati in minima parte. Non vorremmo che sull’altare della logica del profitto, che vuole procedure d’imbarco e sbarco sempre più snelle e veloci, finisca immolata l’incolumità dei passeggeri e del personale». Il Silp accusa: «Non si può chiamare sicurezza il controllo dei passaporti a opera di un solo operatore di polizia che deve valutare un pericolo effettivo in pochi istanti. E si è speculato anche sui parcheggi, individuando stalli troppo vicini agli ingressi. Chiunque potrebbe parcheggiare a pagamento un’auto-bomba». Non basta. Si scopre, persino, che al controllo dei passaporti al 31° Stormo, gli agenti operano senza il supporto dei videoterminali collegati alla banca-dati interforze e che mancano addirittura i locali (i cosiddetti corridoi sterili) dove la polizia di frontiera possa effettuare i controlli previsti in materia di armi al personale di scorte nazionali e internazionali. «Basta osservare come lavorano quotidianamente i principali vettori poi - aggiunge Ciotti - per rendersi conto che i varchi che conducono direttamente in pista, quindi ai velivoli, sono presidiati da hostess e steward appena pochi minuti prima a ridosso della partenza. È vero che accelerare l’imbarco è necessario per chi vive di profitto, ma la sicurezza non va sacrificata. Occorre prendere provvedimenti seri e immediati, altrimenti anche noi poliziotti cominceremo a fare ascoltare la nostra voce». Sarà un caso ma a Ciampino sono aumentati anche i furti. Gli ultimi «topi» di bagagli, arrestati dalla Polaria nell’aprile scorso, ormai contavano su una sorta di impunibilità. Ma clamorosa resta il caso di un intero container zeppo di computer partito un anno e mezzo fa dall’Asia con destinazione Roma e di cui, a Ciampino, s’è persa ogni traccia.