Ciancimino jr continua lo show: "Forza Italia fondata dalla mafia"

Dopo il premier e Dell’Utri, il figlio dell’ex sindaco di Palermo ora
accusa di rapporti con Cosa Nostra un intero partito. Berlusconi "indignato"

Et voilà, ci siamo. In principio è stato il senatore Marcello Dell’Utri, quindi il premier Silvio Berlusconi, adesso direttamente Forza Italia. Sì, perché nel copione a soggetto che Massimo Ciancimino recita da più di una settimana in un processo che con Dell’Utri e Berlusconi in realtà nulla c’entra – perché riguarda il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995 – ora è tutto il partito che diventa mafioso. Mafioso perché, parole sue, figlio della trattativa tra mafia e Stato sviluppatasi dopo le stragi del 1992.
Ci siamo. In un climax degno dell’Actors studio, il colpo di teatro del figlio minore dell’ex sindaco mafioso di Palermo che trasforma Forza Italia in una creatura a forma di piovra arriva puntuale, sostenuto da una letterina che papà don Vito indirizzò nel 1994 al senatore Dell’Utri e per conoscenza a Silvio Berlusconi, rielaborando però un «pizzino» di Provenzano agli stessi destinatari. «Berlusconi – proclama Ciancimino junior – come entità politica era il frutto della trattativa». E spiega le doppia intimidazione della lettera: quella del «pizzino» rielaborato di Provenzano, che minaccia di rapire il figlio di Berlusconi (così Ciancimino junior traduce il riferimento a un «triste evento») a meno che il Cavaliere non metta a disposizione una delle sue reti tv; e quella dello stesso Ciancimino senior, che minaccia di dire quello che sa sulla nascita di Forza Italia («se passa molto tempo... sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni»). Insomma, un modo, spiega ancora Ciancimino junior, per tirare le orecchie al premier: «Mio padre mi disse che con quella lettera si voleva richiamare Berlusconi e Dell’Utri perché ritornassero nei ranghi. Mio padre mi diceva che il partito di Forza Italia era nato grazie alla trattativa e che Berlusconi era il frutto di tutti questi accordi».
Sicuro, preciso, Massimuccio. Decisamente più sicuro di sette mesi fa, quando parlando ai pm, il 30 giugno del 2009, su quella stessa letterina aveva fatto lo gnorri, datandola ’99/2000, salvo poi fare marcia indietro qualche verbale dopo. Sicuro, preciso. Anche nel dire che nel 2006 un uomo dei servizi segreti gli intimò di non parlare mai di quella trattativa. Da manuale. Anche nel curare i dettagli dello show, vedi le lacrime di commozione nel vedere le foto della villa al mare in cui ha trascorso la prima estate dopo la nascita del figlio.
Allibite le reazioni politiche. Berlusconi non parla, ma si sarebbe definito «indignato». Il ministro di Giustizia, Angelino Alfano, tuona: «Non vorrei vi fosse un tentativo di delegittimare l’azione di un Governo che contrasta la mafia». «Quelle di Ciancimino – afferma il legale del premier, l’avvocato Niccolò Ghedini – sono falsità destituite di ogni fondamento e prive di ogni dignità logica». Il senatore Dell’Utri, che rischia di ritrovarsi Ciancimino al suo processo - proprio ieri nuovi documenti relativi alla costruzione di Milano2 sono stati trasmessi dalla Dda alla Procura generale di Palermo, davanti alla quale si svolge il dibattimento contro il senatore Pdl – annuncia querela: «Si tratta di un folle totale o di un disegno criminoso». Il Ciancimino junior one man show non è finito. Stanco per la prova di ieri, Massimuccio ha chiesto un rinvio dell’udienza. Prossimo spettacolo, il 2 marzo.