Ciancimino jr mette nei guai l'amico: arrestato l'uomo che buttò via l'esplosivo

La Procura di Palermo ha disposto i domiciliari per Giuseppe Avara, che aiutò il figlio del sindaco boss a disfarsi dei candelotti che gli sarebbero stati inviati per intimidirlo

Massimo Ciancimino mette nei guai se stesso, e trascina nei guai anche gli altri. Un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per detenzione di esplosivo, firmato dal gip Fernando Sestito, è stato notificato a Giuseppe Avara amico di Ciancimino jr, l'uomo che aiutò il figlio del sindaco boss a disfarsi dell'esplosivo che, come intimidazione, Massimo Ciancimino avrebbe ricevuto a Bologna e del quale si sarebbe disfatto nel capoluogo siciliano. La procura palermitana aveva chiesto la custodia cautelare in carcere.
L'ordine di arresto è stato notificato ad Avara, da agenti della Dia. Il 9 luglio scorso lo stesso gip Sestito aveva concesso i domiciliari a Massimo Ciancimino, detenuto da Pasqua per avere calunniato l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro. L'esplosivo era venuto fuori in una delle prime perquisizioni dopo l'arresto. Un arsenale, numerosi candelotti e detonatori, erano sepolti nel giardino dell'abitazione di Ciancimino, nel cuore della Palermo bene. Sull'esplosivo Ciancimino jr ha dato più di una versione. Inizialmente ha detto di averlo ricevuto a Palermo, poi di averlo ricevuto a Bologna e di averlo portato nel capoluogo siciliano. Sempre lo stesso Ciancimino ha chiamato in causa l'amico che lo ha aiutato a disfarsene, appunto Giuseppe Avara. E qui, per entrambi, la situazione si è complicata, perché hanno dato versioni divergenti. Non risolte dal confronto, lo scorso giugno, davanti ai Pm palermitani Nino Di Matteo e Paolo Guido.
Avara, indagato per detenzione di esplosivo, in un primo momento aveva sostenuto di avere ricevuto da Massimo, perché se ne disfacesse, il pacco con la dinamite, avvolto in un telo da mare, e di averlo gettato in un cassonetto della spazzatura in via Torrearsa, nel centro di Palermo. Poi, invece, ha riferito che l'esplosivo, circa 4 candelotti, sarebbe stato buttato in un contenitore dei rifiuti vicino l'abitazione della sua fidanzata dell'epoca. L'amico di Ciancimino aveva detto ai magistrati di essere stato sempre convinto che nel pacco non ci fosse esplosivo e che Massimo gli avesse mentito inventandosi un'intimidazione. Per questo, ha detto ai pm, si sarebbe disfatto dell'involucro senza alcuna precauzione.
Ciancimino, invece, sosterrebbe che l'amico gli disse di avere buttato in mare l'involucro. Stessa versione è stata data dalla moglie di Massimo, Carlotta Messerotti, anche lei messa a confronto con l'indagato. Il 4 maggio, secondo la coppia, Avara avrebbe riferito loro di avere buttato la dinamite in mare dalle parti di via Messina Marine. Il mistero persiste. E l'esplosivo, tranne quello sepolto, non è stato trovato.