Cianciotta, obbiettivo sulla gente che prende il volo

Luciana Baldrighi

Un recupero di un pezzo di storia d’Italia. Questo è il senso della mostra che vede riuniti i progetti destinati a riportare la Villa Reale al suo antico splendore piermariniano. L’ex dimora dei Savoia, soltanto agli inizi degli anni Novanta aveva subito un parziale recupero con l’esterno della facciata e del Serrone ad opera dell’architetto Marco Albini. Nel 2002 è avvenuto il passaggio di proprietà dal Comune di Milano a quello di Monza e alla Regione Lombardia; nel 2004 ci si è finalmente mossi con un bando di concorso per il ripristino delle parti interne della Villa, del parco, dei giardini, dei viali, un lavoro che riguarda 36mila metri quadrati di superficie oltre il giardino e che prevede una serie di interventi supplementari atti a ospitare un centro congressi, uffici di rappresentanza per la Comunità Europea, un museo, un auditorium e una foresteria.
Il costo dell’operazione è di 106 milioni di euro «sforati» dal vincitore per la creazione di un centro benessere. Stiamo parlando del Gruppo di Giovanni Carbonara, titolare della cattedra di restauro dell’ateneo La Sapienza di Roma. Carbonara ha vinto il concorso sul quale però pesa un ricorso sul quale si deve ancora esprimere il Consiglio di Stato proprio per questo «sforamento».
La mostra che terminerà il 14 aprile, aperta anche il fine settimana con ingresso libero, è stata curata da Piero De Amicis, componente della giuria del concorso insieme, tra gli altri, alla Sovrintendente Carla Di Francesco e presieduta da Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo.
Mostra presentata dal sindaco di Monza Michele Faglia e da Alberto Guglielmo, assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro che ha fatto le veci di Formigoni: hanno specificato che il concorso era stato articolato in due fasi, con lo specifico ordine che i concorrenti dovevano limitare il budget dell’intervento a 106 milioni di euro.
Il progetto di Carbonara lo si può definire conservativo, un restauro filologico anche per quanto riguarda i giardini. È arrivato secondo invece, il progetto dello Studio Marco Albini di Milano che apre la prima sezione della mostra nel Serrone, di tutt’altra interpretazione, giocata sulla fantasia del paesaggio come era lo stile settecentesco, ripristinando fossati, fontane, corsi d’acqua. Interessante il ripristino dei viali e l’auditorium con sale prove e conferenze posto sul lato sinistro della Villa Reale. Interessanti anche i progetti in ordine di fantasia di Carlo Aymonino, William Taylor, David Chipperfield, Pier Paolo Vecchi, Antonio Montanari e Antonio Piva. Ora in attesa di fondi che arrivino dal Ministero, dall’Unione Europea, dalla Cariplo e da altre banche e privati, si fonderà una Fondazione apposita e ci si augura che si realizzi la tanto sospirata linea metropolitana che congiunge Monza con Milano, una benedizione anche per tanti pendolari.