Ciappazzi, Capitalia entra nel processo

Il giudice di Parma: l’istituto tra i possibili responsabili civili


Capitalia, Mediocredito centrale e Banco di Roma potrebbero essere costrette a risarcire le oltre 35mila parti civili danneggiate dal crac Parmalat. È la conseguenza della decisione del giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Parma resa nota ieri. In base alla pronuncia del magistrato i tre istituti sono stati ammessi come responsabili civili nel processo Ciappazzi, uno dei filoni processuali aperti dopo il dissesto del gruppo creato da Calisto Tanzi.
La vicenda vede imputati sette dirigenti del gruppo creditizio romano (tra cui il presidente Cesare Geronzi, accusato di concorso in bancarotta e usura). Secondo l’accusa i manager indussero Tanzi ad acquisire la Ciappazzi, azienda di acque minerali siciliana ormai in dissesto, in cambio di un finanziamento di Capitalia cui Tanzi aveva assoluta necessità per coprire i buchi delle attività turistiche. Con il trasferimento di proprietà la banca romana sarebbe «rientrata» dai finanziamenti concessi alla stessa Ciappazzi.
In base al principio dell’unitarietà della bancarotta la responsabilità degli istituti dal caso Ciappazzi potrebbe allargarsi anche agli altri segmenti della vicenda, visto anche che nel prossimo mese di gennaio i giudici di Parma sono chiamati a pronunciarsi sulla riunificazione dei vari procedimenti in corso di fronte al Tribunale emiliano. In tutto i tronconi sono addirittura una quindicina e non a caso c’è chi teme che un accorpamento finisca per tradursi in ulteriori ritardi nella celebrazione dei processi. Per questo è possibile che si arrivi a una riunificazione parziale, per cui saranno trattati insieme solo alcuni dei filoni: quello principale, per cui sono sotto accusa oltre 60 persone con circa 35mila parti civili; quello relativo al braccio turistico del gruppo di Collecchio, Parmatour; quello Ciappazzi, per l’appunto.
Per la vicenda delle acque minerali il giudice delle udienze preliminari Domenico Truppa ha ammesso come parti civili oltre 32.500 soggetti. Oltre alla vecchia Parmalat (la procedura che che ha seguito il fallimento) ci sono anche oltre 32mila sono risparmiatori clienti del gruppo Sanpaolo.
Sul fronte giudiziario americano si è aperto intanto ieri il periodo (durerà fino al 31 dicembre) fissato dal giudice newyorkese Kaplan per il raggiungimento di un accordo tra Bank of America, Deloitte, Grant Thornton e Parmalat. Secondo la procedura legale Usa ieri la banca e le due società di revisione citate da Enrico Bondi per un risarcimento complessivo di 10 miliardi di dollari dovevano presentare un documento in cui esprimere la propria posizione circa la possibilità di arrivare a un accordo extragiudiziale.
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