Ciarrapico: "Se Tatarella tornasse prenderebbe Fini per il bavero"

Il senatore Pdl: "Su Eluana ha fatto peggio dell’opposizione Fui io a presentarlo ad Almirante, adesso mi sento in colpa"

Roma - Piazza del popolo, caffè Rosati. Il «dottore» pranza sempre al primo piano, saletta privata, del resto è il padrone di casa qui, Giuseppe Ciarrapico, imprenditore dell’acqua e poi della sanità, editore, ex patron della Roma, infine senatore, si dice di lui: fedele a Giulio (Andreotti) e alla Fiamma. La pistola sul tavolo non c’è, è già qualcosa. «È una leggenda, che usi accogliere così gli ospiti. E poi sparare è una cosa seria, si fa solo se occorre». Pranza alle quattro del pomeriggio oggi. Prima la fiducia in Senato sul Milleproroghe, poi, alle 15, Silvio Berlusconi lo ha convocato a Palazzo Grazioli, 24 minuti di colloquio.

Giornataccia, senatore.
«Due giornate terribili».

La vicenda di Eluana Englaro...
«Ho il rammarico di non aver partecipato al momento in cui è stata annunciata la sua morte. Non ce lo aspettavamo, e con un gruppo di colleghi eravamo scesi a cena».

Erano le 20.26. Vi preparavate a una nottata per salvarla...
«Siamo rientrati precipitosamente, ma Schifani con grande equilibrio aveva sospeso la seduta».

Si sono viste scene di rabbia...
«C’è stata un’evidente strumentalizzazione politica».

Il centrosinistra...
«Ma quale centrosinistra. Parlo di quel personaggio, l’islamico sionista. Si è comportato peggio dell’opposizione».

Scusi ma di chi parla?
«Non lo nomino. Non capisce che c’è un prima e un dopo predellino. Senza predellino sarebbe a capo di un partito al 3%, come l’Udc».

Ce l’ha con Gianfranco Fini.
«Oggi ha commemorato Pinuccio Tatarella».

Il presidente della Camera lo ha definito «l’uomo del bipolarismo compiuto».
«Ero fra i suoi amici più stretti. Mi chiedo se non ha voglia di scendere dal cielo e prenderlo per il bavero».

Non ha gradito che abbia difeso il capo dello Stato, par di capire.
«Lo troveremo alla manifestazione del Pd in difesa di Napolitano, vedrà».

E dire che fu proprio lei a presentarlo a Giorgio Almirante.
«Sì, mi sento colpevole».

Fini cerca di ritagliarsi un ruolo di moderato per accreditarsi come leader del Pdl?
«Ma de che? Alla nostra gente dà solo fastidio. Provi a fare un comizio: se ci vanno è per fischiarlo».

Il fascismo è finito, senatore...
«La politica è una cosa, la storia un’altra. Io il saluto romano lo faccio ancora, sa?».

Ah sì?
«Tutte le mattine. Entro a palazzo Madama e saluto il picchetto dicendo: “Ave”».

Questa democrazia non le va giù.
«Sono onorato di essere un senatore della Repubblica. E poi le dittature non si fanno con gli gnomi, ma con i grandi uomini, come disse Almirante».

E lei vede solo gnomi?
«Berlusconi è un grande uomo di Stato, oltre che di successo».

Berlusconi il dittatore, ci si mette pure lei?
«No. Lui andrà al Quirinale, gli spetta».

Che vi siete detti in 24 minuti?
«Ci sono le europee e le amministrative da preparare. Io ho 11 quotidiani locali, qui».

Berlusconi disse: candidiamo Ciarrapico perché ci servono i suoi giornali.
«Come dice lui: non basta far bene, bisogna farlo sapere».

Lei dà una mano.
«Le vendite aumentano. Alla gente non gliene frega di Obama, vuol sapere di casa sua. Lo imparai dall’editrice del Washington Post».

Non proprio un giornale locale.
«Mi disse che la sua vera fortuna era Bronx News, milioni di copie».

Code alle edicole, nel Bronx.
«Ci andai alle 6 del mattino, i tassisti ti ci portano solo all’alba. Era vero: la gente prendeva le copie dai pacchi, incredibile».

Così iniziò pure lei.
«Copiai il mio grande amico Carlo Caracciolo».

È vero che le ha lasciato una fetta di eredità?
«Sì, il suo bastone da passeggio nero con il pomello d’argento».

Lei amico di tutti, da Berlusconi a Bettini passando per Andreotti...
«Sono amico di quelli simpatici. Si vede da piccoli: se uno ha la faccia simpatica, crescerà simpatico».

Bettini è simpatico?
«Con molti chili in meno sarebbe un politico di successo. Ma ha questa incredibile grassezza che non combatte affatto...».

E Di Pietro?
«Mi ha arrestato cinque volte, ma uno sfizio me lo sono tolto: il mio candidato gli strappò il suo collegio in Molise nel 2001».

Non lo incontra mai in Senato?
«Non mi provoca alcun piacere fisico né spirituale vederlo».

E se lo incrociasse?
«Gli direi: ancora in giro sei?».