Dal cibo all’abbigliamento, i consumi colano a picco

Milano È l’Italia che taglia: dai conti pubblici alle pensioni, giù giù fino ai consumi, l’ultimo anello, quello più debole, agganciato al vagone della crisi. L’austerity del terzo millennio è priva dei connotati bucolici delle gite in calesse imposte dal primo choc petrolifero: adesso si tira la cinghia, e per far quadrare i bilanci le famiglie si sono fatte più guardinghe di Frau Merkel. Così il carrello della spesa piange, come piange la domanda interna quasi desertificata dalle manovre anti-default, dalle tasse a pioggia, dai balzelli regionali, dall’aumento dell’Iva e dalla corsa senza fine del prezzo della benzina. E se i conti domestici tornano a fatica, ecco allora farsi largo il no shopping, movimento silenzioso però capace di far male perfino alla grande distribuzione.
In fondo, le cifre diffuse ieri dall’Istat, certificano quanto già sapevamo: a novembre 2011 i consumi sono calati dell’1,8% annuo, anche a causa di una flessione mensile dello 0,3%, la peggiore battuta d’arresto dall’aprile 2010. Novembre è stato inoltre un mese nero per le vendite di prodotti alimentari, cadute dello 0,8%. Ed è in questo dato, forse ancor più allarmante della caduta annuale dei prodotti non food (-2,6%), che si legge meglio il fiato corto del Belpaese. Un conto è non riuscire a far la spesa perché i tir si mettono di traverso sulle strade e gli scaffali dei supermarket si svuotano; un altro è non poter riempire il carrello causa budget ridotto. Così, è tutta la catena distributiva a soffrire: sempre a novembre, su base annua, le vendite sono calate nei piccoli negozi del 2%, ma anche la grande distribuzione ha tirato il freno (-1,7%). Si salvano, per ora, i supermercati (+0,8%) e sfruttano il momento i discount (+1,5%). Il 2011, ricorda la Cia-Confederazione italiana agricoltori, è stato un anno nero sul fronte degli acquisti alimentari, tagliati da una famiglia su 3, mentre 3 su 5 hanno dovuto modificare il menu quotidiano, con oltre il 30% obbligato a comprare prodotti di qualità più bassa.
Se dunque i rincari iperbolici dei pomodori e delle zucchine degli ultimi giorni sono destinati a rientrare una volta finite le proteste dei camionisti, difficile invece immaginare un miglioramento delle spese private nel 2012. Basta sentire cosa dice la Confcommercio, l’organizzazione che più di tutte conosce le dinamiche dei consumi: «Il quadro attuale, non evidenzia elementi in grado di invertire la tendenza al ridimensionamento dei consumi, che sono attesi in diminuzione anche nei prossimi mesi in considerazione delle misure attuate per stabilizzare la finanza pubblica, con inevitabili ripercussioni negative su tutto il sistema della distribuzione commerciale». Volete, a supporto, delle cifre? Eccole, dal presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli: «Per ogni famiglia le manovre del 2010 e del 2011 avranno un impatto diretto quest’anno di 1.859 euro, pari al 4,6% del reddito disponibile. Ma questo importo è destinato a crescere, per arrivare nel 2014 a 2.750 euro, cioè il 6,8% del reddito». Insomma: soldi da spendere ce ne saranno sempre meno.