Cibo per animali, 60 milioni di scatole tossiche

da Milano

Un fatto senza precedenti. Il ritiro dal mercato americano di 60 milioni di scatolette di cibo per cani e gatti delle principali marche per il sospetto che possano essere contaminate da melamina, sostanza chimica utilizzata nella produzione di plastiche e fertilizzanti, «è uno dei più grossi della storia e continua ad ampliarsi», si legge nell’allerta che la Food and drug administration ha diramato a fine aprile e che invita gli importatori a non mettere sul mercato Usa tutti i prodotti a base di proteine vegetali provenienti dalla Cina destinate all’alimentazione umana e animale, senza aver fatto prima gli opportuni test di laboratorio.
La ragione di una simile iniziativa è presto detta: la Fda ha ricevuto in pochi mesi 17mila lettere di protesta da parte dei consumatori e ha stimato che gli alimenti zootecnici contaminati abbiano causato la morte di più di quattromila tra cani e gatti. La causa è stata rintracciata nella presenza di melamina nelle materie prime ad alto valore proteico, quali farine di glutine di mais e di frumento, farine di soia e farine di pesce importate dalla Cina che vengono impiegate nella produzione di alimenti per animali. L’aggiunta della sostanza chimica aumenta in modo fraudolento il valore proteico di glutine e grano, facendone lievitare il prezzo.
A lanciare l’allarme è stata l’associazione dei veterinari americani che sul suo sito (www.avma.org/aa/petfoodrecall/products.asp) ha anche pubblicato l’elenco delle scatolette degli alimenti: in questa lista compaiono praticamente tutti i produttori, tra i quali Iams, e Purina, Paws e Del Monte.
L’allerta statunitense è stata ripresa dall’Unione Europea e proprio all’inizio di maggio – si legge in una lunga nota, che ricostruisce l’intera vicenda, pubblicata sul sito del Centro di referenza nazionale per il benessere animale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna – «la Commissione Ue ha incaricato l’Agenzia per la sicurezza alimentare europea di redigere una valutazione tossicologica sulla contaminazione da melamina e analoghi in mangimi e alimenti». Dal canto loro, produttori e importatori italiani ed europei escludono in maniera categorica che possano essere arrivati sul mercato del Vecchio Continente delle partite infette di «umido», cioè di cibo in scatola o in busta, per gli amici a quattro zampe. Fatto sta che i bollettini diffusi da Bruxelles (cioè i Rapid Alert System for food and feed) nelle ultime due settimane segnalano che in Germania un consumatore ha trovato una confezione di cibo per cane contenente melamina proveniente dal Sudafrica (altra zona dove sono stati registrati diversi decessi di cani e dove a metà aprile sono stati ritirati dal mercato alimenti zootecnici prodotti con farina di glutine importata dalla Cina) e in Polonia un controllo all’interno di un’azienda ha evidenziato la presenza di melamina in glutine di mais proveniente dalla Cina.
Nel Belpaese, mentre l’Associazione nazionale medici veterinari dopo attente verifiche esclude la possibilità che ci possano essere rischi, c’è un distributore di una nota marca che sta ritirando dal mercato alcune linee di prodotti sia per cani, sia per gatti a titolo precauzionale, «per evitare confusione nel consumatore – si legge in una nota dell’azienda – e aiutare e proteggere la salute degli animali».
Gli operatori dell’industria cinese di alimenti per animali ammettono apertamente che la melamina viene abitualmente addizionata ai cibi per animali come «falsa proteina», si legge in un articolo del New York Times del 30 aprile. Come la sostanza chimica possa aver avvelenato cani e gatti però è un mistero: «Anche somministrata in quantità elevata, nei ratti ha causato solo nel tempo calcoli renali o tumori, non insufficienza renale acuta», ha affermato John T. Groves, chimico della Princeton University. Secondo Richard Goldstein, veterinario della Cornell University, la melamina può invece essere la diretta responsabile, dato che le prove di tossicità sono state fatte con melamina pura e non con i derivati lavorati, che possono contenere anche acido cianurico.
Fatto sta che l’Fda ha diramato l’allerta «per verificare se si stia registrando una maggiore incidenza di patologie renali nella popolazione umana, anche se ritiene sia improbabile che l’uomo possa venire in contatto con livelli di contaminazione quali quelli rilevati nei mangimi».