Il cibo da cani è diventato roba da ricchi

Nei supermarket le salsicce per «Fido» costano il triplo della stessa carne destinata ai padroni

Lo spot lo abbiamo visto tutti. La padrona di casa - fascinosa, ingioiellata e in elegante abito da sera - accarezza il suo gatto steso sul divano nel salotto che sembra una dépendance della Reggia di Versailles. Il felino fa le fusa e la signora capisce al volo: il siamese dal pelo phonato ha fame. Un attimo dopo la nobildonna appare con un vassoio dov’è adagiata una scatoletta dorata contenente la preziosa cena per la creatura più schizzinosa del regno animale.
Quante volte, dinanzi alle immagini di questa pubblicità, ci siamo chiesti: «Ma quanto costerà quella scatoletta?». Dopo una rapida verifica dei prezzi, non rimane che miagolare per lo stupore: si può arrivare fino a 5 euro (all’incirca il triplo di una scatoletta di tonno a uso «umano»). Troppo per una scatoletta di «pesce trito aromatizzato al salmone»? Certo è che sui siti specializzati (per farsi un’idea, basta consultare www.pappadrin.it) il business del cibo per «Fido e Fuffy» va a gonfie vele offrendo una varietà di alimenti che per varietà e prezzo non hanno nulla da invidiare a quelli destinati ai loro padroni. Ultima arrivata: l’acqua minerale per «lui e lei», intesi non come marito e moglie bensì come cane e gatto. Prezzi popolari: solo due euro a bottiglia. Una bazzecola rispetto ai «47 euro più Iva» di una confezione di «Puppy 15»: «Alimento completo per la crescita del cane».
Un’inchiesta condotta dal domenicale Sunday Times nei reparti «Cats and Dogs» dei supermercati britannici ha segnalato che i padroni - in particolare le coppie senza figli e i single - comprano per i quadrupedi casalinghi delikatessen sempre più costose. Prendete i supermercati Waitrose: lì sono ad esempio in vendita salsicce per cani a base di trippa e cacciagione che costano circa 36 euro al chilo, tre volte più della salcicce standard di marca «Duchy Selections» per i normali bipedi umani.
Stessa musica nei supermercati Tesco, dove è in vendita un dessert per cani («Hilife Dog Just Dessert») a un prezzo pari a 10,5 euro al chilo mentre per lo stesso dolce a base di mele e bacche destinato al consumo umano si paga un po’ meno di otto euro al chilo. Da Sainsbury, la seconda catena di supermercati dopo Tesco, 85 grammi di tonno per gatti costano circa il doppio rispetto alla stessa scatoletta riservata agli esseri umani: 61 pence contro 33. E potevano mai mancare i prodotti biologici? Una scatoletta di duecento grammi di fegato bio, cucinato con timo e mais (anch’essi rigorosamente bio), costa la bellezza di 9 euro ma - spiega Alldog, la ditta che l’ha messo in vendita con il nome «Liver Love» - ha un grosso pregio: «Abbiamo testato il prodotto sugli esseri umani. I padroni possono mangiarlo anche loro tranquillamente come snack, assieme al cane».
Secondo una recente ricerca di mercato, in Gran Bretagna il giro d’affari per l’alimentazione di cani e gatti cresce del 19% all’anno. E anche per quanto riguarda l’Italia è certo che la tribù dei padroni degli «amici a quattro zampe» non bada a spese quando si tratta di riempire la ciotola (la spesa annua complessiva sfiora i 5 milioni di euro); raggiungendo a volte livelli tragicomici nella ricerca di prodotti «light», nell’assurdo tentativo di propinare anche agli animali «tendenti all’obesità» i nostri modelli dietetici. Senza capire che se poi cani e gatti stanno male è proprio perché li nutriamo con troppi di questi menu bestiali da pseudo-gourmet. Roger Mugford, psicologo per animali domestici, abbaia alla luna: «Un randagio che vive in strada con un barbone ha un’esistenza migliore di un levriero che se ne sta tutto il giorno solo in casa mentre il padrone spende un sacco di soldi per mantenerlo magro e scattante».
Caro padrone, guardare il dottor Mugford in cagnesco non servirà a cambiare la triste realtà...