Cicchitto avverte: «Senza legge ridiscuteremo i collegi sicuri»

Oggi e domani si vota la riforma elettorale. Il vicecoordinatore di Fi: «Faccio appello alla ragione»

Mario Sechi

da Roma

Onorevole Fabrizio Cicchitto, oggi e domani si vota la riforma della legge elettorale proporzionale. Lo scrutinio è segreto e le botole parlamentari in questo caso sono pronte ad aprirsi.
«Il voto a scrutinio segreto è sempre un’incognita. In questo caso valgono due principi: uno di solidarietà, visto che tutta la Cdl è impegnata su questo punto, venirne meno sarebbe un atto di slealtà politica. E l’altro di ragionevolezza: mi rivolgo a quei parlamentari, che sono in collegi sicuri, a cui fa appello Prodi: qualora questa legge non passasse, non c’è più alcun collegio sicuro. Andremmo incontro a una crisi politica, per cui nessuno è proprietario di un collegio. I collegi sono collocati nell’arco della coalizione, nessuno di noi ha la proprietà privata del collegio. Se si va incontro a una crisi, tutto viene rimesso in discussione. Se invece si vince la partita, tutte le posizioni uscenti verranno sistemate in modo da poter mantenere il seggio parlamentare».
L’opposizione dice che non si fanno riforme elettorali all’ultimo minuto.
«Cito due fonti al di sopra di ogni sospetto. Gianfranco Pasquino e Giovanni Sartori. Pasquino sul Sole 24Ore ha detto che le riforme elettorali si fanno quando ci si riesce. Possono esser fatte anche pochi mesi prima delle elezioni, purché vi siano i tempi tecnici. Testuale: “d’altronde una riforma elettorale eventualmente completata a metà legislatura non sarebbe sfuggita alla richiesta di scioglimento di un Parlamento delegittimato poiché eletto con un altro sistema”. Cito anche Sartori, dal Corriere: “il fatto è che la riforma elettorale può esser fatta in Italia soltanto sotto elezioni. È la nostra unica finestra di opportunità, che possa esser fatta alla 23ma ora l’ho scritto molte volte e da tempo”.
... ma l’Unione ha gridato al golpe.
«Nessuno può gridare alla lesione della libertà e della democrazia. La legge proporzionale è per definizione quella che riflette in modo millimetrico il voto. È legittimo discutere se è meglio il proporzionale o il maggioritario, ma nessuno può dire che c’è una truffa o fare manifestazioni dicendo che è stata lesa la democrazia».
Cosa vi ha convinto ad accettare la riforma?
«Un partito della coalizione, quello che stava sul terreno di frontiera e aveva a cuore i rapporti istituzionali con l’opposizione, cioè l’Udc, ci ha posto il problema di cambiare dal Mattarellum al proporzionale. Ha posto un problema politico che abbiamo condiviso perché c’era una riflessione di ragionevolezza. Che il sistema uscente sia in crisi lo dice anche l’opposizione. D’Alema è arrivato a dire che loro avrebbero cambiato la legge dopo le elezioni. E perché allora non possiamo farlo noi prima delle elezioni?».
Ma il Mattarellum in fondo vi ha consentito di governare per cinque anni.
«Sì, ma il problema principale è che il Mattarellum sommava tutti i difetti del maggioritario con tutti i difetti del proporzionale e alla fine è venuta fuori una miscela esplosiva. Non bisogna mai scindere le leggi elettorali dalla situazione politica. Questo sistema per due terzi maggioritario e per un terzo proporzionale avrebbe potuto portare al maggioritario puro se si fosse semplificato il quadro politico. È avvenuto esattamente l’opposto. Nel centrosinistra hanno accentuato le loro differenze interne, al punto che hanno sommato anche Rifondazione e Di Pietro che nel 1996 non c’erano. Nel centrodestra c’è stato un processo contraddittorio: per un verso parliamo di partito unitario, ma da un anno e mezzo c’è una conflittualità interna tra Udc e Forza Italia e non solo. Questo è il punto che ha messo in crisi il sistema».
A questo punto non era meglio avere anche le preferenze? E chi sceglie i candidati?
«Le preferenze sono state una delle cause di Tangentopoli, perché le correnti dovevano procurarsi soldi per contare nelle elezioni. Non è vero che le liste verranno fatte dalla partitocrazia e non dagli elettori. Se i Ds ti collocano in Emilia hai la certezza di essere eletto, ma se ti candidano in Lombardia hai fortissime probabilità di perdere. Situazione speculare nel centrodestra. Può non piacere, ma è la realtà».
Casini ha travalicato il suo ruolo super partes?
«Quello che il centrosinistra ha fatto a Casini è indecente. Il presidente della Camera nella gestione dell’aula è imparziale, poi potrà dire come la pensa sui sistemi elettorali! Potremmo produrre un’enorme quantità di materiale sulle riflessioni politico-culturali di Ingrao, Iotti, per non parlare di Violante, quando erano presidenti dei rami del Parlamento. Quello che vale per Ingrao e per la Iotti vale anche per Casini».