Cicchitto contro Di Pietro: "E' il leader del partito dei giudici"

Il capogruppo del Pdl alla Camera: "Il Csm ha scelto la linea della contrapposizione. L'Idv punta di diamante di questa strategia. Veltroni? Ha scelto di accodarsi rinunciando a una scelta garantista, al dialogo, a fare il salto di qualità"

Roma - «A quanto sembra è stato tutto inutile: malgrado ripetuti ed autorevoli inviti alla cautela la maggioranza del Csm procede come un bulldozer sulla linea della contrapposizione in termini politici al Parlamento e al Governo con l’inusitata forzatura di arrogarsi il ruolo di anticipare un giudizio della Corte Costituzionale». No, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, non ci sta e contrattacca duramente. «A questo punto - prosegue - emerge, in modo assai netto, che esiste un partito dei giudici, la cui punta di diamante è l'Idv di Di Pietro».

«Veltroni - ammette Cicchitto - aveva la grande occasione di rompere il cordone ombelicale con il partito dei giudici qualora avesse preso le distanze da questi nuclei della magistratura nuovamente in azione a Milano nel processo Mills contro Berlusconi. Forza Italia aveva fatto la sua parte quando, in occasione della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche contro D’Alema e Fassino e delle iniziative giudiziarie di alcuni magistrati, non aveva cavalcato la tigre, ma anzi aveva preso le distanze con una scelta 'garantista'». «Al contrario, - continua il presidente dei deputati del Pdl - Veltroni non fa questo salto di qualità. Le ragioni possono essere solo due: o, come testimonia il patto elettorale, tra Veltroni e Di Pietro c’è il filo nero di un rapporto fra un giustizialismo più sofisticato e uno più rozzo e forcaiolo, oppure Veltroni è prigioniero del demone che ha scatenato e quindi Di Pietro lo condiziona e lo trascina. Nell’una o nell’altra ipotesi fallisce la versione originaria del veltronismo, inteso come tentativo di fare del Pd una formazione politica davvero nuova e 'normale' e si afferma un esito negativo di un incrocio costituito da un mediocre buonismo mediatico subalterno al rozzo giustizialismo dell’IdV».

«Comunque - conclude - Veltroni sta liquidando quel tanto di novità che il Partito Democratico sembrava voler esprimere e ritorna al Pds di Occhetto e di Violante, malgrado che quest’ultimo nelle sue ultime riflessioni mostri di aver superato quell’esperienza.»