Cicchitto: "Dialogo sulle riforme, ma prima si va alle elezioni"

Il vicecoordinatore di Forza Italia: "Nel centrodestra c’è da esprimere un programma molto concentrato in una decina di punti e formare conseguentemente un governo"

Roma - Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, secondo lei è possibile ricostituire l’unità del centrodestra?
«Di fatto mi sembra già ricostituito. Tra noi, la Lega e An c’è totale convergenza di parere politico e per quello che riguarda l’Udc ha espresso una variante che è scontata in partenza. Affermano che se non c’è un governo istituzionale, si ricollocano nel centrodestra. Poiché né Fi né Lega né An condividono questa ipotesi, allora si tratterebbe di un esecutivo composto dal centrosinistra e dall’Udc. Ma ciò non sarebbe in linea con quello che ha detto Casini».

L’Udc sarebbe stata oggetto di pressioni volte a convincervi a formare un nuovo governo.
«C’è una pressione in parte politica e in parte extrapolitica. Ci sono stati vari interventi della giustizia. Non ci sfugge neanche che Montezemolo abbia fatto presente che l’ambizione e l’intenzione sarebbe, dopo Prodi, di cercare di far fuori anche Berlusconi. Sono velleità non suffragate da un consenso reale nel Paese e neanche da concrete possibilità. Non bisogna perdere tempo. I fatti hanno dimostrato l’impossibilità di fare una nuova legge elettorale».

L’intenzione di Berlusconi di chiamare tutti a «un atto di responsabilità» dopo le elezioni prefigura intese larghe o limitate alle riforme?
«Credo che sia nel secondo senso. Nel centrodestra c’è da esprimere un programma molto concentrato in una decina di punti e formare conseguentemente un governo. Poi, esistono i problemi di riforme istituzionali che noi avevamo cominciato ad affrontare e che erano stati smontati dal centrosinistra. Su quel terreno ci confronteremo con il Pd e con altre forze significative e disponibili del centrosinistra. Niente trasformismo, però».

Che cosa pensa del «rapporto Attali» sulle riforme commissionato dal presidente francese Sarkozy?
«Dobbiamo guardarci dalla mitizzazione delle esperienze altrui, che denota provincialismo. Dobbiamo avere un programma di governo concentrato in pochi punti sui nodi fondamentali del sistema. Riviste e Fondazioni del centrodestra stanno lavorando a un’analisi più complessa. Però la commissione Attali, metodologicamente, è un esperimento da approfondire».