Cicchitto: «Il grande centro c’è già, siamo noi»

da Roma

L’interrogativo «grande centro sì, grande centro no», continua ad agitare il mare della politica agostana. Su un possibile ritorno della «balena bianca», mentre Udeur e Udc, ideatori del progetto, tentano di chiarire l’obiettivo «affermando la necessità di un centro più ampio e visibile», o, come precisa una nota del partito di Mastella, di una sorta di «terra promessa» a cui approdare, dagli altri, (maggioranza e opposizione), arriva un «no, grazie». Pier Ferdinando Casini, uno dei due sostenitori di quella che ormai è diventata la «Cosa bianca», dalle pagine del Corriere della Sera prima lancia il suo j’accuse alla passata legislatura, quando «la Cdl non è riuscita a mantenere tutte le promesse», mancando così «la grande riforma liberale», poi presenta la sua idea di futuro: per il leader centrista è il momento di «interrogarsi sulle prospettive del centrodestra, sulla percorribilità di un percorso alternativo di cui l’Udc può farsi promotore». Parole che però non convincono affatto i suoi alleati. A dirla con il vicecoordinatore nazionale di Fi Fabrizio Cicchitto, tutte queste chiacchiere sono pressoché «velleitarie». Non si capisce, secondo l’esponente azzurro, «quale giustificazione e supporto possano dare uomini di centro come Mastella» ad un governo dove da un lato c’è un presidente del Consiglio «che in modo irresponsabile innesca una polemica estiva sulla possibile vendita dell’oro della Banca d’Italia», venendo bloccato e contestato, e dall’altro «si regge con il voto determinante di un’estrema sinistra che con Caruso riecheggia addirittura gli slogan delle Brigate Rosse. Coloro che vogliono costituire un nuovo centro devono misurarsi con questo elemento politico di fondo e anche con il fatto che una grande formazione di centro c’è già e si chiama Forza Italia». Anche il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, è sulla stessa linea, aggiungendo tra l’altro che il dibattito politico dell’estate quest’anno si è concentrato su «due cose inesistenti», ovvero «un partito, il Pd, che non c’è, e su un disegno, il “grande centro” che è solo sulla carta».
Nella giornata agitata di reazioni e di polemiche arriva anche il commento di uno che di «grande centro» è esperto: Gianni Prandini, ex ministro Dc e ora segretario del Partito Democratico Cristiano (Pdc), il quale si dichiara d’accordo con il progetto Mastella-Casini, un progetto che però, secondo Prandini «non si deve esaurire nel nominalismo delle alleanze, ma privilegiare gli interessi del Paese». Sarà il congresso del nuovo soggetto politico, «a stabilire, di legislatura in legislatura», le alleanze di governo.
Per il leghista Roberto Cota il grande centro «è la solita zona grigia di democristiana memoria dove si gestisce il potere e non accade mai nulla. Altro che riforme». Mentre il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi invita Casini a ricordare «che il centro in Italia è morto quando noi lo tentammo con Martinazzoli e lui e Mastella si rifugiarono da Berlusconi, e ci fecero perdere il quorum. Chi è stato causa di un male - accusa Rotondi - dopo dieci anni non può diventare il medico». E conclude: «Oggi il centro è Berlusconi, di fronte all’Europa e per volontà del popolo italiano».