Cicchitto: "Traditori? No, ma sbagliano strategia"

Roma - Onorevole Cicchitto, cosa pensa di quello che sta accadendo nel Pdl? Il rapporto con gli scontenti è ancora recuperabile o è una partita ormai persa?
«Vedremo, in questo momento è importante ascoltare le ragioni di ciascuno, senza demonizzare nessuno ma discutendo apertamente e liberamente. Non esistono gruppi omogenei o correnti organizzate, ognuno ha problemi diversi ed esprime le proprie idee».

Lei contesta la definizione di «traditori».
«Assolutamente sì, respingo l’uso della categoria del traditore, è un termine che non esiste nella cultura politica che mi appartiene. In questa legislatura ci sono stati spostamenti nelle direzioni più diverse. Certo, ho polemizzato con la malafede di chi ha definito mercenari quelli che sono passati con il centrodestra ed eroi della libertà quelli che sono passati con il centrosinistra».

Ma oggi la maggioranza può ancora essere considerata tale? Cosa si aspetta dai prossimi voti in Parlamento?
«È tutto aperto, lavoriamo per tenere in piedi la maggioranza alla Camera e al Senato e realizzare provvedimenti economici di grande rilievo. In questa fase ci sono molti fraintendimenti e una grande campagna di mistificazione. E molti non si rendono conto che con le loro dissociazioni si accelera il percorso verso le elezioni anticipate. Proprio il contrario di ciò che essi pensano di raggiungere con la loro eventuale dissociazione».

Cosa accadrà se la maggioranza non avrà più i numeri in Parlamento? Il Pdl accetterà di collaborare a un governo tecnico?
«Per noi l’unica via è la tenuta del governo Berlusconi fino al 2013 e il rispetto della volontà espressa dagli elettori. Non daremo il via libera ad alcun governo tecnico che equivarrebbe ad una sorta di commissariamento della politica e che punterebbe anche allo smantellamento del centrodestra».

La maggior parte degli osservatori, però ritengono che l’Italia soffra oggi di un problema di credibilità.
«E lei pensa che le richieste avanzate dell’Europa possano essere approvate da un governo tecnico appoggiato da quei partiti di centrosinistra che le hanno liquidate come macelleria sociale? Qual è la garanzia che un governo tecnico offrirebbe alla comunità internazionale? Cosa farebbero sulla riforma delle pensioni? E sul sistema di regole delle relazioni industriali? Li voglio vedere. Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale sa perfettamente che quell’ipotesi equivarrebbe esclusivamente a un salto nel buio».

Perché allora tante forze in questa fase si stanno muovendo verso questo obiettivo?
«Mi sembra ci sia una doppia operazione di mistificazione a fini esterni ed interni e ci siano mani economico-finanziarie specie di tipo assicurativo, che stanno cercando di manipolare il quadro politico attuale. L’opposizione nel suo complesso si sta prestando a questo gioco e sta giocando di sponda con interessi di alcuni stati europei che stanno difendendo i loro titoli e le loro banche utilizzando anche le campagne mediatiche-giudiziarie contro Berlusconi. In questo quadro Bersani e Di Pietro rischiano di essere gli utili idioti di Sarkozy».

Cosa vuole dire? Lei pensa che la situazione dell’Italia non sia così drammatica come viene dipinta?
«Io dico che i fondamentali economici del nostro Paese sono solidi. Abbiamo la seconda industria manifatturiera d’Europa, abbiamo un avanzo primario superiore a quello della Francia e in questa fase il debito di Francia e Germania è salito molto per le operazioni che sono stati costrette a fare in sostegno del sistema bancario. Certo dobbiamo intervenire sul debito. E per far questo rimango convinto che dobbiamo fare operazioni di finanza straordinaria. Ma in questo momento esiste un solo governo che può fare interventi seri in questo senso: il governo Berlusconi. Vedo che cresce su molti giornali l’ipotesi di un governo Monti: con quali voti egli può avere la fiducia in parlamento e con quali voti farebbe approvare i suoi eventuali provvedimenti da lacrime e sangue?».