Cicchitto: tutti in piazza per difendere il premier

Il presidente dei deputati Pdl lancia la mobilitazione: "In atto un'azione paraterroristica che mira a ribaltare il responso elettorale. L'apertura della campagna per le Regionali sarà l'occasione per gridare il nostro basta". E svela: "Di Pietro, toghe e De Benedetti alleati per far saltare il banco"

Roma - «La manifestazione di sabato? Siamo alle solite: per un terzo contro Berlusconi, per due terzi contro chi ha vinto il congresso nel Pd...». Allarga le braccia Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. La sua analisi è quella «del ripetersi di un vecchio schema: nel 2001, dopo il congresso di Pesaro che vide prevalere Fassino e D’Alema - spiega - si scatenarono Cgil e girotondini. Oggi, dopo la sconfitta di Franceschini ci troviamo davanti alla protesta di chi non accetta neanche un Pd timidamente riformista. Anche se stavolta la partita si complica un po’...».

E cioè?
«È chiarissimo che Di Pietro sta incarnando la combinazione di giustizialismo ed estremismo che cerca di guidare il corso del Pd. Ma è altrettanto chiaro che l’esito congressuale del Pd - con Franceschini che ha provato a cavalcare la tigre giustizialista ed estremista - ha determinato per reazione la vittoria di un postcomunismo che mira alla conservazione del suo potere, e ciò ha provocato non poco malcontento nell’area dell’ex-margherita. Parte di essa ha cominciato a protestare, come han fatto Marini o Fioroni, ma parte ha scelto la fuoriuscita come Rutelli o, proprio ieri, anche Dorina Bianchi».

Beh, la situazione per il Pdl sembra davvero vantaggiosa. O no?
«Certamente. E ciò è dimostrato anche da tutti i sondaggi. Ma c’è da fare i conti anche con una partita assai più torbida che si sta sviluppando: quella aperta in parte dal solito Di Pietro e in parte dal network composto dal solito gruppo Espresso-Repubblica, da certi gruppi che si ritrovano nei talk-show della Rai e da alcuni ambienti giudiziari che cercano di buttare tutto per aria, con accuse a pioggia, non avendo accettato mai di riconoscere il risultato elettorale delle urne di un anno fa. Un network che oggi utilizza anche la novità di una manovra mafiosa».

... dice?
«Ne son certo. Perché al di là delle leggende metropolitane che si provano a far circolare, guardiamo alla sostanza delle cose: quali sono stati i governi che più hanno agito contro la criminalità mafiosa? Quelli di Berlusconi, tanto nel 2001 che oggi. Andate a prendere i dati, guardate arresti e sequestri di beni. La verità è che stiamo dando colpi durissimi al sistema mafioso e che proprio per questo la mafia cerca di sabotare gli ingranaggi dell’esecutivo... Soffermatevi un attimo a pensare: ma come? Fino a qualche giorno fa, non erano sotto accusa alcuni ministri al governo nel ’92-’93 - di certo non guidati da Berlusconi! - che con la mafia avrebbero tentato accordi segreti? Non è forse vero che sono finiti assurdamente sotto accusa uomini come Mori, come Ultimo o De Donno? E ora che succede? Che non essendo passata quella linea si prova ad invischiare Berlusconi?! Ma via! Dopo 17 anni di silenzio, si viene a scoprire che Berlusconi avrebbe responsabilità in stragi di mafia quando nemmeno sognava di entrare in politica? Ridicolo, grottesco se non fosse tragico. Ho visto che l’Unità si è ritrovata un paio di giorni or sono a invocare Spatuzza come fosse il redentore..., un criminale con decine di omicidi sulle spalle, e che scioglieva bambini nell’acido e poi... arrivare a sognare nuove accuse ad opera dei fratelli Graviano».

E allora, Cicchitto, come si reagisce a questo attacco furibondo che si sta tentando contro il presidente del Consiglio e, in definitiva, contro questa maggioranza?
«Io credo sia giunto il momento di alzare il tiro, nonostante stia già emergendo - con l’annuncio dei più recenti arresti - quella che è la lotta antimafia del centro-destra, ben più capace di colpire al cuore la criminalità di quanto seppe fare ad esempio il governo di D’Alema. E allora credo sia giunta l’ora di una seria riforma costituzionale e della giustizia cui spero si voglia associare anche il Pd, visti i ragionamenti fatti anche da Violante di questi tempi, sia sui nodi costituzionali che sulla stessa mafia. Ma penso anche che tocchi al Pdl e alla Lega replicare anche sul territorio, organizzando una ferma risposta a questi tentativi di imbarbarire la politica».

Manifestazioni di piazza?
«Gran parte degli italiani non ne può più di questa azione paraterroristica che mira a far fuori il responso elettorale. E penso che l’apertura della campagna per le regionali possa esser l’occasione per dire alto e forte il nostro “basta” a questi metodi gangsteristici di fare politica».

Appuntamento politico cui potreste chiamare anche Casini magari proprio in vista delle regionali?
«Fermo restando che ci sono differenze politiche tra noi e l’Udc, è anche vero che apparteniamo alla stessa famiglia europea, il Ppe, e che noi come loro abbiamo per retroterra un solido aggancio al garantismo. E c’è di più: non vedo come l’Udc possa condividere alcun progetto con il dipietrismo, per cui non faccio mistero che, proprio in vista delle regionali, possa prender piede un confronto politico serio non sulla base di esigenze meramente elettorali, ma per far prevalere le nostre idee. Che in fondo sono le stesse: quelle di un elettorato moderato e riformista».