Ciccio e Tore senza pace: ora i genitori litigano su dove mettere le salme

L'ultimo scontro è sul luogo di sepoltura dei figli. Fatto sta che dopo mesi drammatici scanditi da una raffica di accuse incrociate, è ancora lite tra Filippo Pappalardi e la ex moglie Rosa Carlucci, i genitori di Ciccio e Tore, 13 e 11 anni, i fratellini di Gravina in Puglia scomparsi il 5 giugno del 2006 e trovati morti in un palazzo abbandonato il 25 febbraio del 2008.
Il padre ha deciso di far portare i feretri nella cappella di famiglia, sempre nel cimitero di Gravina, a poca distanza da dove sono tuttora sepolti. Ma la madre si è opposta. E ieri si è presentata in Procura per bloccare il trasferimento. La donna ha parlato con il sostituto procuratore del tribunale di Bari, Emanuele De Maria, esponendo la questione. Alla fine è stata trovata una soluzione temporanea: i corpi rimarranno lì dove sono in attesa che venga raggiunto un accordo.Ciccio e Tore sparirono nel nulla dopo essere usciti di casa per andare a giocare. Erano le cinque e mezza del pomeriggio. Li cercarono dappertutto, la Murgia barese fu rivoltata da cima a fondo: furono ispezionati i profondi dirupi della zona e si avviarono ricerche anche all'estero. E invece i fratellini erano in paese, in pieno centro, precipitati nella cisterna sotterranea di un palazzo noto come «la casa delle cento stanze» per lunghi, interminabili mesi. Nel corso delle indagini fu arrestato il padre, accusato di aver ucciso i figli in un momento d'ira. L'uomo fu scagionato e rimesso in libertà solo dopo la scoperta dei cadaveri, trovati per caso dopo la caduta di un altro ragazzino nello stesso palazzo diroccato. Filippo Pappalardi, attraverso il suo avvocato Angela Aliani, ha presentato una istanza di risarcimento di 516mila euro per ingiusta detenzione. L'udienza non è stata ancora fissata.
Intanto, la madre dei fratellini annuncia che presto sarà di nuovo in procura per chiedere la riapertura delle indagini. Secondo Rosa Carlucci, infatti, Ciccio e Tore precipitarono «durante una prova di coraggio a cui furono sottoposti da altri cinque ragazzi, ora maggiorenni».