Cicinho è già giallorosso doc: «Non vedo l’ora di giocare Siete caldi come i brasiliani»

Flash a raffica, lui che mostra fiero la maglia giallorossa numero tre. «Sono pronto per giocare (il transfer è arrivato ieri sera). A Madrid ero felice, qui lo sarò ancora di più, perché ho una voglia enorme di vestire questa maglia». Cícero João de Cézare, al secolo Cicinho, si è presentato a Trigoria il giorno dopo il bagno di folla a Fiumicino: primo allenamento con i nuovi compagni, poi la conferenza stampa. Nella quale ha spiegato i motivi del divorzio dal Real. «Schuster è un grande allenatore. Voleva che rimanessi, io invece volevo andare via. Ho avuto proposte da altre squadre, ma preferivo la Roma, una grande squadra per me favorita per il titolo, che avrà come principali avversarie Milan e Inter. Questa città mi aveva già incantato quando venni per il passaporto italiano. Mi è piaciuta la ricettività del pubblico romano, caldo come quello brasiliano. Sentir parlare del derby, poi, è una cosa che mi eccita molto».
Parole d’oro per i tifosi della Roma, dei quali è già un beniamino. «Non ho mai avuto un’accoglienza così particolare, nemmeno quando arrivai al Real. Sento addosso una grande responsabilità, prometto di riuscire ad ottenere titoli importanti che questa squadra merita». Cicinho confessa che sono stati Doni ed Emerson a spingerlo verso la Capitale. «È naturale che quando uno pensa di cambiare squadra, cerchi di informarsi. E loro mi hanno parlato bene della società e della città». La colonia brasiliana a Roma si allarga e c’è già chi paragona Cicinho a Cafu. «Lui per me è stato uno specchio, come Jorginho. Qui Cafu ha lasciato una storia, io voglio fare lo stesso».
Il discorso scivola sul ruolo: «Preferisco giocare esterno destro basso, sono molto abituato a spingermi in avanti ma con Capello ho imparato anche a curare la fase difensiva. La cosa che conta di più è essere pronto e concentrato per 90 minuti. Giocare a sinistra? Non ho mai detto che posso farlo, anche se non gioco per me stesso, ma per la squadra». Gli occhi dei cronisti cadono sul suo tatuaggio («è una frase in spagnolo: mia moglie (Mirela, ndr.) è mia e io sono di mia moglie») e a chi gli chiede quali saranno le prime difficoltà risponde: «Il dover mangiar poco, in Italia si mangia troppo bene...».
Ancora più difficile sarà strappare il posto a Panucci (regolarmente in campo a Palermo). «È lui il titolare e lo rispetto tantissimo. È un grande giocatore che ha vinto molto e ha fatto tanto per la Roma. Lotterò per un ruolo da titolare con tranquillità e nel rispetto di tutti, ma sempre per il gruppo». Ultimo pensiero per la nazionale, Dunga lo ha accantonato. «Con lui ho avuto l’opportunità di giocare, poi mi sono infortunato. È stata una questione di giustizia: c’erano giocatori più in forma di me, come Dani Alves e Maicon».