Cicli di massaggi e vacanze in Egitto così le talpe vendevano i dati segreti

L’agenzia investigativa pagava costose cure estetiche alla cancelliera della Procura. Al finanziere denaro per un viaggio. Si indaga anche su un’università privata

Enrico Lagattolla

da Milano

Non solo dati riservati, tabulati, casellari giudiziari, «talpe» e «spioni». In un’inchiesta che ha portato all’arresto di quattro persone, tra accuse di accesso abusivo a sistema informatico e corruzione, c’è spazio anche per l’estetista. Linfodrenaggio in cambio di qualche favore.
Sono le 4 del pomeriggio del 20 febbraio scorso. Domenica Privinzano, cancelliera del procuratore aggiunto di Milano Fernando Vitiello, raggiunge nel suo studio milanese Jean Salvatore Congiu, ex carabiniere e ora titolare della New Global Agency investigazioni. Un’intercettazione ambientale registra la conversazione tra i due.
L’uomo inizia col chiederle di procurargli un po’ di cancelleria. Graffette, fogli, evidenziatori. E di fare fotocopie in blocco. «Non c’è problema», risponde la donna. Quel materiale - secondo gli inquirenti - viene sottratto agli uffici della Procura. Poi la discussione passa ad altro. Così lo descrive il pm Tiziana Siciliano nella richiesta di misure cautelari. «L’agenzia investigativa del Congiu diventa il finanziatore di costose cure estetiche (linfodrenaggi) del cancelliere della Procura che non esita, tra un’informazione e l’altra che devolve con imbarazzante nonchalance, a chiedere al Congiu un “anticipo” di 100 euro la settimana fino a esaurimento del trattamento». Dati riservati per un ciclo di massaggi. «Almeno per tirare fino a fine mese - dice la Privinzano nell’ufficio dell’investigatore - e poi te li rimpiazzavo, hai capito?».
Favori in cambio di favori. Terminali che «possono essere considerati - continua il pm - le succursali dell’agenzia investigativa del Congiu». Il vigile urbano, la cancelliera, il finanziere. Il primo, Massimo Melloncelli, è definito «probabilmente il personaggio con i minori scrupoli morali di tutta questa vicenda già torbida». La seconda, (una «fonte di informazioni di prima istanza»), che non nasconde il proprio fastidio «quando qualcuno, nel rispetto delle regole, si frappone sul suo cammino». E infine il finanziere, del quale «sconcerta la disinvoltura con cui accetta la proposta di fare lo Sdi (il terminale delle forze dell’ordine, ndr) di ben 150 nominativi, ottenendone una controprestazione in denaro che gli consentirà di fare una vacanza in Egitto».
E da questa rete di relazioni «confidenziali» emergono altri legami tutti da verificare. Come quello tra Melloncelli e il titolare di un’università privata milanese. Il vigile - secondo gli inquirenti - procacciava clienti che, in cambio di denaro, ottenevano dei certificati da atenei stranieri. Presunti illeciti traditi in due telefonate. Nella prima, Melloncelli dice che «questo è 18 anni che vende dottorati, lo fa di mestiere». Nella seconda, riferisce di un certo José che «mi ha richiamato, mi sta stressando. Riusciamo a fargli adesso i 1.200 euro, mille e due, quella di Miami, lui vuole il master, senza andare lì a fare tutto il cinema». E poi finte perizie medico-legali per le pratiche assicurative, intromissioni per il rinnovo dei permessi di soggiorno, episodi di usura. Vicende che chiamano in causa altre persone che, al momento, restano ai margini dell’inchiesta.
Il totale è un’attività redditizia, come spiega Melloncelli in una telefonata fatta alla moglie il 23 febbraio scorso. «Oggi ho guadagnato mille euro - le dice -. Con Salva (Jean Salvatore Congiu, ndr) è un business». A cui pochi resistono. Perché, insiste il vigile irridendo i tentennamenti a collaborare di uno degli informatori, «conosco i miei polli, e quando sentono odore di euri...! ».