Ciclismo e doping, Petacchi assolto: può tornare in bici

La commissione disciplinare della Federciclismo ha assolto il ciclista dall'accusa di doping: per la non negatività al salbutamolo riscontrata al Giro d'Italia. La procura antidoping del Coni lo aveva squalificato per un anno. Lui, in lacrime: "La vittoria più bella"

Roma - Alessandro Petacchi è stato prosciolto dall’accusa di doping. Lo ha deciso oggi la commissione giudicante della Federciclismo, in merito alla "non negatività" al salbutamolo riscontrata nel corso di un controllo effettuato in occasione della tappa di Pinerolo dell’ultimo Giro d’Italia. La procura antidoping del Coni aveva chiesto per il ciclista una squalifica di un anno. La commissione disciplinare, presieduta da Vincenzo Loffredi, ha sciolto le riserve dopo una lunga camera di consiglio iniziata stamane, dopo le audizioni di accusa e difesa, alle ore 12 circa presso gli uffici dello Stadio Olimpico di Roma. La procura antidoping del Coni era rappresentata da Cesare Micheli e dal professor Antonio Todaro, consulente tecnico. I difensori del ciclista, Agostino e Maria Laura Guardamagni, sono stati accompagnati da due testimoni, il medico sociale della Milram Claudio Sprenger e dall’australiano Brett Lancaster, un compagno di squadra di Petacchi.

"La vittoria più bella della mia vita" 2È una delle più belle vittorie della mia vita". Alessandro Petacchi è scoppiato in un pianto a dirotto insieme alla moglie Anna Chiara, subito dopo la lettura della sentenza che lo ha assolto respingendo la richiesta della procura antidoping di un anno di squalifica. E quando il presidente della disciplinare della Federciclismo Vincenzo Ioffredi ha terminato la lettura, lo sprinter non ha retto all’emozione: "Non auguro a nessuno di soffrire quello che ho sofferto io perchè questa è stata la più brutta esperienza dalla mia vita", ha aggiunto Petacchi, gli occhi rossi dal pianto. "Ho sempre creduto di non aver fatto niente, e ora esco a testa alta - ha ancora aggiunto -. La decisione delle disciplinare dà più credibilità a tutti, perché dimostra che c’è giustizia, e c’è chi è colpevole e chi no. Potevo rovinare una squadra intera invece sono stato giudicato molto seriamente".