Ciclismo, Di Luca squalificato: condanna di 3 mesi per doping

Il ciclista abruzzese, vincitore del Giro d'Italia 2007, punito per il coinvolgimento nell'inchiesta Oil for Drug e per i rapporti con il medico Santuccione 

Roma - Tre mesi di squalifica a Danilo Di Luca. È quanto stabilito dal giudice di ultima istanza in materia di doping del Coni in merito alla posizione del ciclista abruzzese nell’inchiesta penale Oil for drug e ai suoi rapporti col medico Carlo Santuccione. La procura antidoping del Coni aveva chiesto 4 mesi di squalifica per il vincitore del Giro d'Italia 2007. La sospensione dall’attività per Danilo Di Luca parte dalla giornata di oggi. "Tre mesi? Sono giusti, anzi secondo me è andata bene al corridore - ha detto dopo la lettura della sentenza il procuratore Ettore Torri -: viste le carte si poteva chiedere anche di più". Come ha confermato il legale difensore del corridore, Federico Cecconi, ora all’esame resta il ricorso immediato al Tas di Losanna, ma la decisione di ricorrere al supremo tribunale dello sport avverrà nei prossimi giorni dopo la lettura del dispositivo della sentenza.

Di Luca: "Non c'è accanimento" "Prendo atto, sono deluso, è un’ingiustizia, ma non credo si possa parlare di accanimento da parte della procura nei miei confronti", così Danilo Di Luca all’uscita dopo la lettura della sentenza con la quale il giudice di ultima istanza del Coni Francesco Plotino ha condannato il corridore abruzzese a tre mesi di sospensione. C’è sconcerto tra i difensori del corridore abruzzese perché questa sentenza di sospensione lo condanna "per la conoscenza e la frequentazione del dottor Carlo Santuccione". "In dibattimento abbiamo portato elementi importanti - ha spiegato l’avvocato Federico Cecconi - tra i quali il tesseramento del dottor Santuccione per la federazione medico sportiva nell’anno 2003-2004. Il Coni ha quindi squalificato Di Luca per aver frequentato un medico nello stesso periodo al quale il Coni aveva concesso la tessera, quindi una patente di legittimità. Sia chiaro però - ha concluso il legale - che non è stata mai contestata al corridore nessuna violazione del regolamento antidoping".