Il ciclismo malato di doping si spacca sulle radioline

Da anni chiedono di essere compresi: adesso anche ascoltati. I corridori da anni chiedono prove d’appello e nuove occasioni di riscatto, oggi al via del 48° Trofeo Laigueglia (con Basso, Cunego, Ballan e Petacchi), classica di inizio stagione, chiederanno di poter rimanere in contatto. Sì, nel ciclismo oltre al doping c’è il problema delle radioline. Quegli auricolari che tengono in contatto il singolo corridore con il proprio direttore sportivo.
Un mezzo fondamentale per fornire agli atleti consigli tecnici ma anche per informare in tempo reale i corridori dei pericoli sulle strade: rotatorie, buche, passaggi a livello, gallerie poco illuminate. Strumento tecnico, ma anche e soprattutto fondamentale per la sicurezza e l’incolumità degli atleti. I direttori sportivi e i corridori sono a favore, l’Uci - l’Unione ciclistica internazionale, di fatto il governo mondiale della bicicletta ­ contraria, perché vuole corse meno ingessate e tattiche. In una parola: imprevedibili.
I corridori non ci stanno, così come i loro tecnici, tutti sul pedale di guerra e pronti ad incrociare gambe e braccia. Gianni Bugno, presidente mondiale del sindacato dei corridori, oggi, poco prima del via del Trofeo Laigieglia, consegnerà una lettera aperta all’Uci, con la quale chiederà un incontro per poter discutere in armonia il problema. In questa vicenda delle radioline, c’è molto delle contraddizioni che animano oggi il mondo delle due ruote, fatto più di giustizialismo che di giustizia, più di doppiopesismo che di rigore. Da una parte una sacrosanta lotta al doping che però procede chiaramente a due velocità, e dall’altra la voglia di avere dai corridori sempre più spettacolo. Da una parte si lavora per la tutela della salute dei corridori, dall’altra si toglie uno strumento che per la sicurezza e la salute dell’atleta è fondamentale. Oggi Bugno chiederà all’Uci di avere il via libera per l’utilizzo delle radioline. Noi temiamo che l’Uci non sia nemmeno in collegamento.