Ciclismo, è morto Aldo Sassi

Simbolo del ciclismo pulito e della lotta al doping tramite tecnologia e trasparenza, Sassi aveva rivelato lo scorso aprile di avere un tumore. E' stato il grande artefice della rinascita di Ivan Basso e aveva intrapreso da poco la "sfida Riccò". Il mondo del pedale è in lutto

Milano - Lutto nel mondo del ciclismo. È morto nella notte Aldo Sassi, direttore del Centro Mapei e preparatore di alcuni fra i migliori corridori del mondo. Lo scorso aprile aveva reso noto di avere un tumore al cervello. Si è spento all’età di 51 anni. Lascia la moglie Marina e tre figli.

Moser, Basso e Riccò Sassi, nato a Valmorea nel 1959, ha fatto parte dell’equipe che ha preparato Francesco Moser al record dell’ora di Messico ’84. Da preparatore atletico ha seguito fra gli altri Ivan Basso e Cadel Evans. Dal 1996 al 2002 è stato responsabile dell’allenamento del professional cycling team Mapei e attualmente dirigeva il Centro Studi Mapei di Castellanza. In prima linea da sempre nella lotta al doping, la sua ultima sfida era legata al pieno recupero di Riccardo Riccò.

Cordoglio della Federazione "Il presidente della Fci, Renato Di Rocco, esprime anche al nome del Consiglio Federale e di tutto il movimento ciclistico italiano il cordoglio e la vicinanza ai famigliari e al Team Mapei per la grande perdita", si legge in una nota sul sito ufficiale della Federciclismo.

"Voleva sconfiggere anche questa brutta malattia" Francesco Moser ricorda così Aldo Sassi: insieme costruirono l’impresa del record dell’ora di Città del Messico nel 1984. "Faceva parte del team Enervit, andammo in Messico un mese prima per prepararci a quel record. Fu lui il primo a introdurre le ripetute di potenziamento nel ciclicmo. Ultimamente stava seguendo anche mio figlio, lui lo vedeva spesso quando andava a fare i test al Centro Mapei. Io non lo vedevo da un pò di tempo, ma della sua malattia ne avevamo parlato. L’aveva presa con il solito coraggio, voleva sconfiggere questo male", aggi"unge. Era un ragazzo semplice e appassionato del suo lavoro, aveva una grande passione. Il mondo del ciclismo sentirà la sua mancanza", conclude Moser.