Ciclismo Si chiude la stagione

È crisi tra i romanzieri del ciclismo: per l’ultima volta possono parlare di classica delle foglie morte. Dall’anno prossimo, grazie al cielo, il Giro di Lombardia diventerà la classica delle foglie ancora abbastanza verdi, avendo la Federazione internazionale deciso di anticiparla al 29 settembre, sette giorni dopo il Mondiale, il che garantirà il ruolo di grande rivincita e soprattutto una presenza massiccia di campioni viventi.
Per questa volta si fa ancora come una volta: oggi è il 15 ottobre e bisogna accontentarsi di quel che passa l’autunno. Per l’occasione viene proposto un Lombardia manzoniano, con l’arrivo a Lecco, dopo le scalate del Valcava e del Ghisallo. Questo spostamento da Como a Lecco ha scatenato una mezza rissa in ambito geopolitico, con accuse di tradimenti e scorrettezze dentro al Pirellone, dove questa corsa storica che porta il nome della prima regione italiana conta ancora moltissimo, almeno a livello simbolico e propagandistico.
Ovviamente vanno lasciate alla politica le questioncelle più o meno serie della politica, anche perchè l’ambiente ciclismo ha ancora le ossa rotte per il penoso spettacolo del Giro di Padania, segnato pesantemente dalla politica, dunque completamente sbarellato. Per fortuna, il Lombardia è tutt’altro avvenimento: grazie alla sua storia e ai suoi tracciati, resta a pieno titolo prova aristocratica, attendibilissima e verissima, nel senso che esige un vincitore altrettanto attendibile e vero. Non a caso, negli ultimi anni hanno dominato Bettini, Cunego, quando ancora dominavamo qualcosa, e più recentemente il belga Gilbert, indiscutibilmente attuale numero uno nelle superclassiche.
Anche il tema di oggi non si scosta dalla solita storia: tutti contro Gilbert, sperando di trovargli un lato debole, o di trovarlo in giornata disgraziata. Per quanto ci riguarda, ci giochiamo l’ultimo gettone all’ultimo giro di roulette: se perdiamo anche oggi, in quanto atleti azzurri d’Italia, completiamo un orrendo percorso netto, tre anni esatti di ininterrotte sconfitte nelle grandi corse in linea (l’ultimo, proprio Cunego nel Lombardia 2008).
Restiamo ancora nelle mani dell’irriducibile Cunego, che questa corsa ama più di tutte, ma anche della coppia Nibali-Basso, benchè tagliati fuori in un arrivo dei migliori allo sprint. Come jolly può starci l’eterno Paolini. Il resto sta tutto nelle lune di Gilbert: se si alza col piede giusto, non resta molto da rosicchiare. E anche il Resegone di Don Lisander, alla fine, dovrà inchinarsi.