Il ciclismo per sopravvivere si affida alle biciclette

C’era una volta il ciclismo e grazie al cielo c’è ancora. C’era una volta il ciclismo degli anni ruggenti, alimentato, sorretto e supportato dagli allora costruttori di biciclette e oggi, a quasi sessant’anni di distanza, queste “case” (così erano chiamate) tornano a soccorrere uno sport che mostra i segni del tempo. Quando il grandissimo Fiorenzo Magni portò nel ciclismo e nello sport gli “abbinanenti”, la prima vera forma di sponsorizzazione che il mondo dello sport ricordi, e con questo di fatto salvò il ciclismo, Ernesto Colnago era al suo fianco. Era infatti un giovanissimo e intraprendente meccanico alla Nivea, prima squadra professionistica sponsorizzata da un marchio che non fosse quello di una azienda di biciclette. Oggi, a distanza di 56 anni, Ernesto Colnago, che nel frattempo ha dato sfogo alla propria creatività lanciando sul mercato autentici gioielli di progettazione e creatività, ha deciso di tornare a dare una mano ad uno sport che ha bisogno ancora una volta di loro: dei costruttori.
In quel 1954 che segna il vero inizio delle sponsorizzazioni sportive, c’erano due formazioni che faranno la storia. Accanto alle varie Bianchi, Atala, Bottecchia, Arbos, Legnano, Frejus, Torpado e Lygie che rappresentavano la tradizione, c’erano infatti la Bartali-Brooklyn e la Nivea-Fuchs. A differenza di quella di Bartali, che anteponeva allo sponsor il marchio delle biciclette (cicli Bartali, appunto), Magni decise di chiamare il suo nuovo team proprio Nivea. «Fu una grande intuizione, che di fatto salvò il ciclismo e lo proiettò verso una nuova dimensione e con esso tutto lo sport professionistico e no», racconta con giustificato orgoglio Magni, che oggi viaggia verso i novant’anni.
Tornando ai giorni nostri, ecco scendere in campo Ernesto Colnago e Ugo De Rosa: due grandi costruttori di biciclette. Quest’anno Colnago è sceso in campo con una squadra che porta sulla maglia quel cognome che da quasi sessant’anni è sinonimo di bicicletta, andando ad affiancare il team di Bruno e Roberto Reverberi. Ugo De Rosa, artigiano sofisticato che ha nella cura dei particolari la propria forza, porterà avanti invece la ex Lpr-Vini Farnese, che è passata dalle mani di Fabio Bordonali a quelle di Giovanni Fidanza. Entrambi metteranno in campo due formazioni molto giovani e che guardano al futuro. Una tendenza, questa, che è stata preceduta dalle americane Cervèlo (capitanata da Carlos Sastre) e Bmc (capitanata dall’iridato Cadel Evans e dal nostro Alessandro Ballan) e sarà seguita anche da Specialized, che il prossimo anno allestirà una squadra Continental olandese a proprio nome e somiglianza.
Insomma, i grandi marchi, italiani o stranieri, storici e meno storici, hanno deciso di mettersi in gioco. Per De Rosa è già arrivato il primo successo con Matteo Montaguti che ha vinto una tappa e la classifica finale del Giro della Provincia di Reggio Calabria. Per Colnago «i conti si fanno alla fine». Intanto Fiorenzo Magni li guarda: «Se serve a creare presupposti per un nuovo sviluppo la scelta è azzeccata. Se è per salvare il salvabile non si salverà nessuno. Io credo però nella creatività italiana e nella forza del nostro sport, che ha risorse infinite».